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Julianna Barwick – Nepenthe

Data di Uscita: 20/08/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Tu lo sai, straniero, dove stai andando? Sai qual è la tua direzione? Quale il tuo paese di partenza e quale la tua meta?

Io ho mangiato un fiore che non mi fa ricordare più niente e non so nemmeno più se sono stato un uomo felice oppure no, so soltanto che è scomparso ogni mio dolore e mi pare che col dolore scompaia pure la vita.

Tu invece, pellegrino, sai con certezza dove stai andando e la tua è una grande meta a cui si arriva con piccole mete.

Ho riletto un vecchio diario che avevo ed ho scoperto che anch’io volevo essere un pellegrino ma non ne ebbi la forza, fui un viandante che si fermava a guardare il cielo da ubriaco, come un vecchio poeta cinese, e coglieva i folli fiori della luna e le stelle, portandosi con loro i semi bianchi e neri dell’estasi e dell’orrore. Ho letto inoltre che l’unica cosa che rimpiangevo era il non sapere amare abbastanza, perché –a quanto scrivevo- l’amore era l’unica salvezza dell’essere umano dal nulla, l’unica cosa che poteva scacciare la morte della vita. Leggo che vedevo le persone impegnate a fare tutto per non amare, per non appassionarsi, per non impegnarsi.
Ma ora non voglio leggere più niente, non voglio più nessuna etica, nessuna passione, nessuna parola; ora vivo nel vuoto, nel nulla, e volere qualcosa mi pare un atto bestiale e colmo di vanità. Evito il giudizio degli uomini e so che non spetta a me giudicarli, come non spetta ad alcun fiore il giudicare un altro fiore.
Mi rendo conto di non essere nemmeno più umano, ma so che è stato un processo lento e irreversibile che mi ha portato a non essere più pieno.
Come ho detto col dolore sembra che sia scomparsa anche la vita, certo, la mia vita, ma la grande vita, quella che non si distrugge ne si crea, va avanti e la sento sempre più potente e più assoluta, e il mio Nulla privo di ricordi, privo anche di me, si avvia ogni giorno ad essere l’infinito bagliore del Tutto.

Marco Di Memmo

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