monthlymusic.it

Pat LePoidevin – American Fiction

Data di Uscita: 27/08/2013

Un  breve ascolto, durante la lettura

I sensi sprofondavano nella poltrona. Un misto di tela verde e polvere. Espirava lentamente. Il fumo andava a raccogliersi negli angoli della stanza. Ad ingiallire la vecchia tappezzeria. Che sicuramente non necessitava di essere ulteriormente ingiallita. Una tappezzeria che non attendeva altro che la fine dei suoi giorni. Di essere staccata metodicamente pezzo per pezzo. Stufa di starsene lì immobile ad osservare quelle vite raccolte ai suoi piedi. Vecchi scrittori in disuso. Giovani poeti già stanchi. Musicisti insapore in smoking non più eleganti. Ma la tappezzeria non pensava. E se anche fosse stata in grado di pensare avrebbe sospirato senza riuscire a dire una parola.
Espirava un fumo dolce. Lieve sentore di limone. Caleidoscopico profumo. Trascinato lontano. Una valigia di propositi. Un sentiero tracciato su una mappa mentale cangiante. Mentre ripensava senza nostalgia ad ogni luogo in cui aveva pisciato. Senza marcare alcun territorio. Ripensava senza alcun entusiasmo ad ogni stanza nella quale avrebbe voluto dormire. Senza essere accusato di violazione della proprietà privata.
Scorreva col pensiero le strade che avrebbe percorso domani. Ed il giorno dopo ancora. Immaginava i paesaggi sconfinati. La risacca delle onde nel grano. Le fattorie che formano costellazioni in quel vuoto microcosmico. E poi le feste di piccoli villaggi alla luce delle lanterne. Celebrazioni patronali. Santi provinciali. Mentre giovani vergini si concedono per un primo ballo a vecchi coetanei sbiaditi. Mentre madri insoddisfatte piangono l’ennesima bottiglia vuota ai piedi del letto. Mentre anziane dagli occhi brillanti raccontano di come una guerra così lontana da non poter essere indicata sulla cartina che campeggia nella piazza principale abbia portato via loro l’unico vero amore. Hanno gli occhi brillanti e lucidi. Ma quando raccontano la solita storia alle amiche piangono sul serio. Mentre allargano le mani come vecchi pescatori che narrano di imprese mai compiute.
E poi via in un altro villaggio. Quando ormai è la stagione del raccolto. E le osterie si riempiono. E per le strade si alza tra la polvere l’odore del mosto. Moscerini sparsi. Mosche provinciali. Mentre giovani imberbi mostrano soddisfatti i primi calli a coetanee dagli occhi innocenti che ancora non sanno che odore hanno le lenzuola sudate. Mentre padri stremati imparano i caratteri incisi sul fondo dei boccali. Mentre vecchi dagli occhi vitrei rimpiangono i tempi in cui si spezzavano la schiena ma ancora riuscivano a soddisfare le loro mogli.
E poi via. Nel fumo dolce. Dove la città non è che un racconto di chi c’è stato. E ha visto taxi e grattacieli. Colletti bianchi e aspiranti attori. E poi in una giornata più incolore delle altre ha pianto la nostalgia. In un grigio monolocale di una periferia troppo poco bucolica. E forse ha trovato l’amore. Una studentessa che come lui viene da dove la città non è che un racconto di chi c’è stato.
Ora. I sensi sprofondano in una poltrona nell’attesa che sopraggiunga il sonno. La polvere vortica nel fumo. Si sposa alla tappezzeria ingiallita. I polmoni si riempiono di aspettative già infrante. Nella stanza accanto qualcuno invoca dio mentre celebra un rito pagano. Desolante scenario di un viaggio mai cominciato.

Pietro Liuzzo Scorpo

Comments are closed.