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Diamat – Being Is the Sum of Appearing

Data di Uscita: 30/07/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Qualcuno, vedendoci dall’esterno, avrebbe potuto dire che io e Clodette ci fossimo incontrati per caso. Una persona normale o eccezionale, seduta su una panchina in un parco con poco più di mezz’ora di luce ancora, avrebbe visto il motivo del nostro incontro scritto in un libro senza un finale che inizia, e si conclude, in una singola, infinita, parola.

Questo concetto potrà risultare assurdo, ma la prima volta che ci siamo visti avevamo entrambi occhi solo per qualcun altro. Non solo la vista, ma tutte le nostre sensazioni erano focalizzate verso un’identità ben precisa, una composizione di armonie, dissonanze, riflessi colorati e ricordi impressi. Guardavamo lo spettacolo da due punti distanti nello spazio, ma annessi nel coinvolgimento. Indossavo una t-shirt bianca di 3-4 taglie più grandi con sopra scritto il motivo del nostro incontro e delle scarpe improbabili. Nel complesso non dovevo fare una bella figura, ma non me ne vergognavo. Di te ricordo dei capelli castani tagliati a caschetto, un sorriso ampio con dei denti un po’ sporgenti. Eri in compagnia di una ragazza, conosciuta quella stessa sera o tua amica da una vita.
Ci guardavamo attraverso le nostre immagini proiettate sul vetro di un finestrino sporco, con i segni incancellabili delle gocce di pioggia del giorno prima a fare da filtro a due sguardi non ancora pronti ad incontrarsi.
Se ci fossimo parlati mi avresti chiesto la mia impressione. Io avrei alzato le spalle e distolto lo sguardo per un attimo per poi rispondere, ondeggiando la testa un paio di volte, che non potevo giudicare, perché sarebbe stato come provare a dare un voto alla casa dove vivi. Che all’inizio il tempo era dilatato per poi sfuggire al mio controllo verso la fine, come un cartone animato disegnato su un taccuino in cui gli ultimi disegni finiscono troppo presto. Schizzi che raccontavano di paesi dell’Est Europa e di grattacieli grigi uguali tra loro vissuti come spazi di crescita individuale. Spazi dove la gente non si vergogna di ballare, frammenti dove l’amicizia ha il sapore del liquore che cola da un bicchiere, dove le lacrime sono colorate di blu cobalto.
Siamo usciti da quel luogo con il medesimo, insaziabile, desiderio dell’infinito.
Con la voglia di andare in un luogo dove esiste la vita e non porta il mio nome, nel quale entrare da estraneo e uscire alzandomi da una tavola imbandita, di musica suonata sulla riva di un fiume, di capolinea dove non sei obbligato a scendere.

Filippo Righetto

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