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Jay Z – Magna Carta… Holy Grail

Data di Uscita: 04/07/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

In un angolo del Boom Boom Room a NYC. Mancano circa due mesi alla prossima stagione NBA e la città ribolle.
Arnold: “Non mi frega un cazzo di niente, siamo noi la prima squadra di NYC. Quello stronzo di Pierce ci odia? Ve la faremo vedere subito. E poi avete uno russo proprietario, hai capito? Vi siete messi nelle mani di un cazzo di comunista, solo per questo dovreste essere radiati dalla lega. Non so cosa stia aspettando Stern, espulsi immediatamente per connubio con il Nemico…. soldi buttati dalla finestra amico, hai sentito quanti fottuti dollari dovete pagare di luxury tax?”.
Jason: “Fermo amico, bevi il tuo schifoso cognac e ragiona un attimo. I comunisti non esistono più per nostra dannata fortuna, magari ci sono in Europa ma a noi che frega amico? E poi hai mai visto un maledetto russo comunista che è pieno gonfio di soldi? Quello è un cazzo di imprenditore micidiale. Finanza e minerali e soldi. E poi c’è lui, il re Jazzy. Quello sta con Beyoncé, ieri sera era qui e abbiamo parlato, e raggiungono il miliardo di dollari. Siete fottuti tu e il tuo regista pagliaccio, non fa un film decente da Malcom X”.
Arnold: “Sei completamente fuori strada. Non meriti risposta, lui ha passione. Sempre in prima fila ad esultare e piangere. Noi siamo la storia, il Madison Square Garden. La vostra accozzaglia di vecchi in salsa russa è la vergogna della città. Fottiti, ripeto fottiti. Abbiamo rifirmato J.R – spero che la sua sorella tatuata ti meni quest’anno – ed è arrivato il Mago, quell’italiano ha talento e vi trivellerà di bombe in ogni dannato scontro cittadino. Siete vecchi e deboli. 82 partite sono troppe per voi, ricordati queste due parole…..siete fottuti”.
Jason: “Piantala di dire fottuti, mi stai snervando amico. Deron, Joe, The Truth, KG, Brook, Jet, AK-47….”
Arnold: “Basta non mi importa un cazzo sapere la vostra squadra di superstar sul viale del tramonto. E sì quel merdoso sovietico si è portato il suo uomo. Kirilenko è disgustoso, un obbrobrio. Quel russo è un dittatore, uno sporco…e il vostro dannato rapper è così pieno di dollari da non riuscire più a fare nulla di buono se Kanye non lo prende per mano”.
Il bicchiere di cristallo volò via urtando una stratosferica modella russa di passaggio.
Jason: “Sei una merda Arnold, stai esagerando. Come cazzo ti permetti di offendere Jazzy?! No, no questo è troppo. Puoi offendere il russo quanto cazzo ti pare ma non toccarlo lui, non osare dannato”.
Arnold: “Ehi amico tu puoi offendere Spike caro e io devo tacere? Io non ci metto piede alla festa di presentazione del nuovo disco, c’è quello schifoso rasta di Gonjasufi?! Magna Carta… Holy Grail? Che cazzo di titolo pomposo ha tirato fuori, cristo il sacro nel ghetto, follia pura. Ma tanto alla fine è solo sporca pubblicità e voi polli ci cascate come al solito”.
Jason: “Sentiti bello, sembri uno stupido designer coreano che vuole filosofeggiare sul consumismo e sul mondo del business nello spettacolo. E poi mi vieni a parlare di comunisti e di sovietici, chiudi il becco e non mi frega nulla se non verrai allo show del re. L’altro ieri il suo ufficio mi ha inviato il disco in anteprima e spacca i culi, come al solito. Dove andrai? A mangiare cibo biologico?”.
Arnold: “Stai rigirando la frittata, i comunisti siete voi…..”.
Jason: “E basta con questa parola, non esistono più. Maccartismo puro il tuo, ci siamo liberati di loro da tempo bello, sono sepolti in Europa dove ancora esiste quello schifo di Stato Sociale e infatti sono mezzi rovinati”.
Mischiare rivalità sportiva a grezzo e schematico discorso sociopolitico era il loro passatempo preferito. Spacconate americane e luoghi comuni, c’è sempre un fondo di verità in ogni luogo comune. Sfiniti dalla discussione, più inutile che utile, decisero con uno sguardo di finirla, come sempre. Altri drink furono portati al tavolino.
Ovviamente entrambi andarono alla festa di Jazzy. Arnold sapeva come vincere la battaglia verbale con il suo caro amico, la musica era il punto debole di Jason. La serata fu la solita bomba lanciata nel mondo globale dello spettacolo, Jazzy ormai ha le sue tattiche collaudate e riesce quasi sempre ad aggiungere quel pizzico in più ai suoi lavori. Sì insomma, sarà invecchiato e non sarà il più bel lavoro del millennio ma il fiuto c’è sempre; la costante ricerca di nuovi orizzonti dà lustro a questo ennesimo tentativo riuscito di sfondare. Come quei professori avanti con l’età che però affascinano gli studenti spiegando le stesse cose da decenni. Una festa da manuale per un disco da manuale. La comparsa di Justin Timberlake tra malinconia e suggestione tra buio e luci minimali ad illuminare un piano che suona da solo. Holy Grail. E poi via si inizia a ballare decisamente e le ballerine brillano tra nuove luci che spruzzano luce colorata ad intermittenza, tocco dubstep e Tom Ford. Via le ballerine e dentro Rick Ross e altri neri molto grossi e carichi d’oro in puro ghetto gangsta bitch style. Beach is better. FuckWithMeYouKnowIGotIt. Via tutti e il palcoscenico è tutto per Frank Ocean, caldo e trascendente come al solito; qualche donna molto sensibile si mette a piangere. Oceans. Visual con vecchie immagini sciupate delle strade di NYC e sullo sfondo spacciatori sbiaditi tra il bianco e il nero e qualche tocco di colore. Matrice classica, vintage con tocco sintetico finale. Crown. Non se lo aspettava nessuno, il beat da grande status symbol conclamato viene liberato in un altro spazio da una voce radiofonica lontana e da una citazione dei R.E.M. Tutti si chiedono se sono mai stati davvero in paradiso. Heaven. Entra la mogliettina, luminosa in un vestitino dorato danno vita a un dialogo pieno di flow e stile difficilmente platinato. Non c’è festa qui senza Pharrell e come potrebbe essere altrimenti, istrionico e gioiosamente radioso si inserisce tra mille palloncini colorati cercando di farli esplodere saltando. BBC. A fine serata arriva anche lui.
Arnold: “Dai cazzo è arrivato davvero quel rasta sporco di Gonjasufi”. Nickels & Dimes. Psichedelica inserita con ottima scelta tattica a lasciare tutti con i propri fantasmi, ricchi fantasmi ovviamente.

Alessandro Ferri

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