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Disclosure – Settle

Data di Uscita: 03/06/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

La storia d’amore tra il collezionista e il ciondolo

Ho già detto che le metafore sono pericolose. L’amore comincia con una metafora. In altri termini: l’amore comincia nell’istante in cui la donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica.

L’estensione delle nostre scelte e il bacino delle possibilità ad esse associate assomigliano ad uno spiazzo di cemento bianco esposto alle gocce di pioggia. Nei primi istanti, con solo qualche macchia bagnata, tutto sembrerà confuso e scollegato, per poi risultare chiaro ed ordinato quando l’immaginazione avrà creato dei percorsi tra un punto e l’altro. Solo alla fine l’illusione di poter scegliere svanirà affogata, facendoci capire che non esiste un modo più giusto di un altro per reagire alle avversità.
Questi pensieri affollavano la mente di Grant mentre attendeva l’arrivo del suo appuntamento seduto ad un tavolino del Sinead, un bar aperto di recente in un quartiere non troppo lontano da casa sua che si stava rivalutando di giorno in giorno. Lo potevi capire dalle bici stravaganti che vedevi in giro e dai nomi fantasiosi dei nuovi ristoranti comparsi come funghi.
Mentre attendeva Rebecca giocherellava con il segnalibro fatto di carta riciclata e fiori di ciclamino che aveva composto qualche giorno prima, inserendolo tra le varie pagine di un libro che aveva letto tre volte in sequenza per essere certo di capirne ogni sfumatura. I gusti reali di Rebecca, fiori, libri, erano stati facile da recuperare, sparsi tra commenti su blog di fotografia e su forum di letteratura. Per i suoi desideri e gli appetiti più intimi erano state necessarie delle ricerche più approfondite, anche se Grant non li avrebbe svelati tutti. Una giusta combinazione di fascino, mistero e speranza serviva a far credere ad una donna single prossima ai trent’anni che, dopo tanti insuccessi, il destino le aveva finalmente fatto incontrare un uomo che la capiva. Con un sorriso beffardo sul volto Grant pensò che il cuore di una donna era maledettamente facile da conquistare e, per questa stessa ragione, impossibile da tenere saldo. Del resto a lui questo non era mai interessato, gli bastava illuderla per qualche giorno.
Rebecca era una ragazza perbene, cauta, che aveva avuto solo un grande amore nella sua vita e dal quale era stata scottata irrimediabilmente. Poi qualche ragazzo qua e là, di sfuggita, giusto per convincersi che era ancora una persona che poteva interessare e che, certo più importante, era sempre in grado di provare dei sentimenti. Si presentò all’incontro con le difese abbassate, preparata al solito appuntamento banale, e fu totalmente stregata dal fascino immorale di quello sconosciuto che condivideva tutto con lei, passioni e paure.
Quando si ritrovò nella sua camera d’albergo, vittima del magnetismo di quell’estraneo che pensava di conoscere da una vita intera, era assolutamente convinta di esserci salita di sua spontanea volontà, le sembrava quasi di aver condito lei stessa quel loro amore nascente con fanatica bramosia.
Passarono la notte insieme, uniti nel rumore bianco di una notte intitolata second chance.
Venne svegliata dalla musica che proveniva dal terrazzo in riva al mare e si stupì di non trovare nè Grant né il ciondolo di sua nonna che portava sempre appeso al collo. Smarrita, ma con il corpo ancora invaso dalla felicità, si vestì in fretta e uscì dalla camera. Stava ancora pensando al loro futuro insieme quando lo vide, al centro della pista, con un’unica fonte di luce che proveniva da due fari che disegnavano due strisce bianche sulle onde. Ballava estatico ed in armonia con se stesso, muovendo le braccia e le mani con ordine e simmetria. Con gli occhi chiusi ed il cuore aperto, roteava il ciondolo intorno al suo corpo come se fosse una corda infuocata, pronta a bruciare qualsiasi cosa entrasse in quello spazio inviolabile.
Rebecca vide Grant aprire gli occhi, che sembravano ora rivestiti da una patina opaca, e che formulavano silenzioso un allontanamento da tutto quello su cui lei stava fantasticando qualche istante prima.

Avevamo entrambi gli occhiali sporchi.

Filippo Righetto

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