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Laura Marling – Once I Was an Eagle (Top Ten 2013)

Data di Uscita: 27/05/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Sono riuscita a dare un nuovo significato alla parola passato. Ho vissuto, ho cercato me stessa lontano, sostituendo i miei primi sbagli con nuovi errori, regalando nuove particolari gioie ai precedenti istanti di serenità. Ho scoperto che il dolore ce lo portiamo dentro, se in alcuni giorni non riusciamo ad alzarci dal letto. Che a volte l’unica saggezza è il riderci sopra. Sto cercando di trovare un significato alla parola amore. Non sono ancora riuscita a capirlo, non sono ancora riuscita a capirmi fino in fondo. È molto romantico riguardarsi e pensare di sentirsi a proprio agio camminando verso l’orizzonte sentendosi eroi di un mondo sconosciuto. La notte, prima di tentare l’accesso al mondo del sogno, alcune convinzioni spariscono. Anche se adesso sono sdraiata lontano da te. Anche se sono riuscita a raggiungere traguardi che pensavo non fossero alla mia portata. Ritorna cuore, trafitto da tre spade, continua a tendere verso dimensioni lontane … Non ho più smesso di abitare una casa nelle vicinanze di una spiaggia. Non ho mai smesso di cercare la bontà nelle persone. Incespicando ci riesco, tutto sommato. Ho imparato ad alzarmi presto al mattino e decidere in pochissimo tempo come sistemare i capelli per sentirmi a mio agio e sto cercando di conoscere le mutazioni che mi sorprendono nel mio carattere nel momento di portare avanti una relazione con un altro essere umano. Quando mi sento come il miglior cavallo da caccia della foresta o come il sovrano di una valle sconfinata riesco a scansare il dolore soltanto socchiudendo gli occhi, e niente mi tocca più sotto la pelle. Un giorno ho scritto che non sarei più stata vittima in una storia d’amore. Ci sono esperienze che involontariamente plasmano il tuo modo di ragionare. Ci vuole del tempo per sentirsi forti anche nella nudità, se questo costa mostrare delle cicatrici. Canto per farti capire che sarei la prima a stringerti le mani se tu capissi la mia necessità di vivere dimenticando il dolore. Probabilmente ci siamo solamente conosciuti in un tempo sbagliato. Nei giorni di festa ritorno ogni volta in riva al mare per ricordarmi del giorno in cui incontrai Undine. Mi ricordò di come mantenere l’animo chiaro, scherzammo, riuscimmo in uno sguardo a rivedere in modo naif il mondo. Poi la sua mano fredda mi accarezzò sulla guancia, mi baciò e poi scomparve, scomparve perché era uno spirito marino e la sua casa è l’ Oceano. Tu per quanto tempo sei stato felice e dove e come ti è capitato di esserlo? Non so a cosa stai pensando ma se ti interessa saperlo ieri notte mi sono addormentata pensando a due cose: a una ragazza che mi piacerebbe aiutare e a una persona che può essere in grado di tenere in mano il mio cuore. Canto sempre anche per chi non conosco, per chi si riconosce nei miei dubbi, per chi anche solo per una notte non ha avuto paura di crescere insieme a me.
Se chiudo gli occhi mi vedo ancora sospirare con un sigaretta a spegnersi tra le dita di una mano e un bicchiere con del vino nell’altra. Quando eravamo innamorati … Lo siamo mai stati? Sto scrivendo una canzone che mi sta aiutando ad andare avanti, per arrivare a cantarci sopra parole di un’altra epoca e non soffrirci più. Non sono io, ti stai sbagliando. Così rivedo quella scena nella mente, il colore opaco delle pareti del locale, la mia giaccia di pelle appoggiata sulla sedia. To gather flowers constantly … Rivedo la facciata di alcune case e vorrei riappropriarmi del sapore di giorni che ricordo felici, con meno pensieri. L’altro giorno sono uscita di casa dimenticandomi un disco a basso volume nello stereo, stava parlando dell’impossibilità di raggiungere la perfezione. Per corteggiarla, ora per te mi ritrovo tra le mani un lavoro di più di un’ora, come se fosse un film o un romanzo, senza troppe interruzioni. Ci vogliono rigore e dedizione per poter parlare di bellezza, bisogna proteggere il significato delle parole. Mi rattristo per chi senza accorgersene calpesta la bellezza credendo di conoscerne il regno. Take me somewhere I can grow. Give me something let me go. Tell me something I don’t know. Come poteva bastare a quel tempo? Una mattina sono scesa molto presto in cucina e ho guardato fuori verso il giardino. Ho letto il titolo della news principale sulla copertina del giornale del giorno prima, diceva You’re not sad, You look for the blues. Non riuscivo più a capire a chi fosse riferito. Ho incrociato il mio sguardo con quello di una ragazzina quella stessa sera, non so a chi cercasse di piacere a tutti i costi. Era invidiosa dei miei capelli chiari, un amaro dopo del mio portamento. Ripresi a camminare, dopo essere uscita annoiata dal locale. Sulla strada di un sentiero non asfaltato la strada da percorrere sembrava ad ogni passo ingigantirsi a dismisura, la sciarpa cadde a terra due volte, poi il vento cessò all’improvviso e mi ritrovai a leggere poesie cercando di non pensare a luoghi ormai abbandonati. Sei nella terra che ora hai imparato a chiamare con il tuo nome. Ricordi d’infanzia irrompono tra le ombre nel mio cuore. Devi continuare a seguire la tua verità, mi dico, senza lasciarti fermare dagli sbagli della memoria. Ora non ci sarà più rimpianto, ora il silenzio della serenità parlerà per il nostro amore. Love be brave. Thank you naivety for failing me again, dovremmo scrivere entrambi su un pezzetto di carta. È un viaggio tra pensieri in bianco e nero e tentativi di rinascita, equilibri da ritrovare. È aprire un diario e scriverci sopra tutto il possibile per lasciare la mente vuota, una camminata illuminata leggermente dal sole per imparare ad apprezzare anche minimi dettagli. Anzi, come lasciare che l’alba possa portarsi via le cicatrici per sempre. Tu sei il mio prossimo verso. I save these words for you.

Filippo Redaelli

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