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Mount Kimbie – Cold Spring Fault Less Youth (Top Ten 2013)

Data di Uscita: 27/05/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

L’inverno cede, luce fioca non irradierà cristalli prossimi a liquidarsi, brina poco convinta. La macchina spanna facile, fa caldo nei piumini, quasi da toglierseli e fare l’amore in macchina come mocciosi arrapati. Una casa l’abbiamo, un mutuo anche e durerà certamente, quasi quanto è certo il nostro amore, amore. Il turno delle due, una macchina in due, ti aspetto, ti vengo a prendere, il più delle volte siamo uno, in due. Ed è un bel tormento a dirla tutta, il tedio dello starci stretti e doverci stare dietro, me l’avessero detto avrei firmato subito, ammesso che per ste cose ci siano carte da firmare. Gli anni a venire, al seguito e servizio della ragazzina dai capelli rossi, Charile, sarà la pena da scontare per un’infatuazione inarrestabile. La corte non accetta appelli, lei contraccambierà e dovrete amarvi! Ma vostro onore, si piange miseria, e quando farà gli anni, quando faremo gli anniversari, quando le annose ricorrenze vorranno esser festeggiate, io non saprò manco dove portarla, l’amore costa, vostro onore. Arrangiati, Charlie, la legge non accetta ignoranti, l’amore non cerca scusanti. Da allora pub come ristoranti, cinema come teatri, centri commerciali come Spa. Vorrei darti di più ragazzina, stupirti con un lusso vero, mentre mi spii celata dal groviglio di una frangia ramata, non mi giudichi e contraccambi lo sciocco che sono al pari, grazie.

L’inverno cede, luce fioca non irradierà i cristalli prossimi a liquidarsi, brina poco convinta. Sorseggi sereno un cappuccio bollente e taci, ho un compagno di poche parole io, un san bernardo pare. Con la faccia mogia e sempre penante, di cosa ti preoccupi, cosa ci manca? A me nulla, macherà a te qualcosa? Posso dartela io? Parla, Charlie, senza che io te lo chieda, parla. Non finiamo a fare l’amore in macchina come mocciosi arrapit, una casa ce l’abbiamo, una casa nostra fra ventanni. Nostra. Il turno delle due e noi due, silenziose le ore, silenziosi noi, e mi ritrovo bambina con un padre imbronciato che mi aspetta e mi viene a prendere.

Charlie!
Che c’è?
Che hai?
Pensavo.
A cosa?
Che ti amo.
E?
E che non ti do quanto vorrei, e la cosa mi distrugge perché vorrei, giuro che.
Charlie, ti ricordi di quando uscivamo le prime volte con la macchina di tuo padre?

Come mocciosi arrapati.

Alfonso Errico

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