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Kurt Vile – Wakin on a Pretty Daze

Data di Uscita: 09/04/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Erano le sei. Non si capiva se stavo alzandomi o andando a dormire. Ma la luce del sole era così bella che non potei far altro che alzarmi. Il pavimento era freddo e le mattonelle piene di polvere. Indossai una maglietta e aggiunsi sopra, aperta, una sbiadita camicia a quadri. Presi i primi pantaloni che trovai e andai a bagnarmi la faccia con dell’acqua gelata.
Uscii fuori e il cane venne a salutarmi. Si stava bene. La sottile brezza sembrava essere dalla mia parte e gli altri cani, stranamente, stavano in silenzio. Non pensavo affatto a come avrei fatto a vivere le prossime due settimane senza soldi.
Mi infilai un paio di calze doppie e un vecchio paio di scarpe di cuoio. Pensai di prendere il furgone e andare in città, ma andai ad aprire il cancello delle galline, che cominciarono a scappare dappertutto dentro il recinto. Raccolsi un paio di uova e le andai a friggere con una spessa striscia di pancetta. Mentre la padella scoppiettava andai a mettere un disco di Neil Young.
Mangiai con molta calma e bevvi pure un bicchiere di vino. Lessi un po’ e presi il furgone. Mi avviai senza sapere esattamente dove andare.
Arrivai in città in un’ora, dopo aver corso discretamente. Ero riuscito a trovare una specie di manager, anche se la cosa non mi interessava più di tanto. L’avevo sentito solo a telefono. Ci incontrammo davanti a un bar e non mi fece una buona impressione. Mi disse che avrei suonato la settimana successiva, in una serata con dei buoni gruppi e mi aggiunse una data a fine mese in una specie di bettola in cui però ci andava anche qualcuno a cui piaceva la musica. Di soldi non se ne parlava proprio, perciò rimanevo col dubbio su come campare nelle settimane che mi rimanevano.
Andai a bere un whiskey and soda con gli ultimi spiccioli che avevo. Al bar tenevano il volume della radio alto, probabilmente per rintronare i clienti che arrivavano là mezzi sbronzi e, vista l’impossibilità di parlare con qualcuno, si preoccupavano soltanto di far diventare intera la loro sbronza.
Il sole era ormai alto e non sapevo che ora fosse, così mi riavviai velocemente verso casa.
Isis stava già preparando da mangiare e non mi chiese nemmeno dove ero stato, ma mi sorrise. Suonai per lei un blues col vecchio pianoforte a muro che si trovava in quella casa prima che ci arrivassi io.
Erano anni che non sapevo più se fossi innamorato di lei, ma non me ne facevo più un problema, bastava guardarla sorridere o fare qualsiasi cosa con la sua innata eleganza per convincersi di amarla.
Il pranzo fu scarno ma buono e ci stendemmo sul divano abbastanza soddisfatti. Le piaceva guardarmi mentre pensavo. Parlammo del nostro programma per la giornata: riposare un po’, mangiare una mela, fare l’amore, riparare la finestra del bagno. Il programma fu rispettato ed Isis andò a lavorare.
Andai ad annaffiare l’orto, me n’ero dimenticato la mattina, e rientrai a casa per leggere. Continuai a leggere per molto tempo, saltando la cena, finché tornò Isis dal ristorante con due bistecche che dei clienti schizzinosi non avevano neanche toccato. Quindi mangiammo insieme e andammo in camera.
Io tornai fuori e alzai gli occhi in alto. La notte nera e il cielo stellato sembravano essere d’accordo con me: ero fottuto, ma me la cavavo bene.
La giornata era finita, senza sorprese, ma il giorno dopo sarebbero potute cambiare parecchie cose, soprattutto nella mia testa, ma quella giornata era comunque finita così, ed ero contento.

Marco Di Memmo

5 Responses to “Kurt Vile – Wakin on a Pretty Daze”

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