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Lapalux – Nostalchic

Data di Uscita: 26/03/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Jeremy lavora nella stanza delle fotocopie della EAM.
I suoi compagni si chiamano Kerry, Jenna, Astrid, e Jeremy non saprebbe ancora dire se siano persone reali, o se siano assimilabili a quelle macchine vuote il cui ronzio ammorba la sua esistenza giorno dopo giorno.
Il ronzio, quel ronzio… l’aveva sentito per la prima volta in metrò qualche giorno prima, trasmesso dagli altoparlanti che di solito ospitavano la monotona voce femminile di qualche Essex girl. In piedi, stretto ad un appiglio, aveva visto una mano affusolata e dalle vene in evidenza scivolare nella tasca di un estraneo, per impossessarsi di un oggetto o per donare qualcosa, Jeremy questo non era riuscito a capirlo. Aveva studiato tutti i volti delle persone a lui vicine, ma nessuno aveva visto, tutti continuavano a masticare parole incuranti della bellezza di quel gesto, rapido ed evanescente, ipnotico come quelle girandole che costruiva da bambino per stupire la sua vicina di casa.
Quella sera Jeremy tornò nel suo appartamento, appoggiò le chiavi di casa nella ciotola sul comodino di fianco all’ingresso, si tolse il guanto destro e vide, veramente, la sua mano. Ruotava, lenta, dolce, in un gioco di luce prismatica dove ogni ombra era una domanda non posta, ed ogni solco una risposta da trovare.
Il giorno dopo il suo capo gli chiese se si sentisse bene e lui rispose che si, stava bene, stava estremamente bene. Il ronzio aveva assunto una dimensione pseudo corporea, tradotto da onde meccaniche in linguaggio del corpo. Jeremy continuava a pensare alla scena a cui aveva assistito. Sapeva di essere l’unico ad aver visto, ma non aveva ancora capito completamente… aveva cominciato a scalfire quella patina di insensibilità che, ora se ne rendeva conto, ricopriva ogni cosa.
Jeremy prese la sua decisione qualche mattino dopo, nella stanza delle fotocopie. Indossava per la prima volta, sotto il completo d’obbligo, la sua maglietta preferita.

Che cos’è, realtà. I turbamenti che proviamo nudi, nascosti agli occhi del Mondo, o le emozioni manifestate all’aperto, tra giudizi e riscontri?

La sua mano scivolò sotto il bavero della giacca per poi fermarsi all’altezza dello sterno, a contatto con il tessuto della sua pelle, per poi finire in posizione di riposo…
Tutto ad un tratto i faretti sul soffitto focalizzarono la loro luce bianca in tanti fasci verticali di energia incontaminata, mentre dagli scanner irradiava un bagliore fucsia pallido che abbracciava tutto. Nella camera si sparse il suo profumo, ampio come l’odore di pane appena sfornato, non aggressivo, ma morbido come un ricordo.
E lì, nel centro della stanza, sotto un cielo carminio composto da parole e non da immagini, c’era la sua conferma.

Margherita ha gli occhi che guardano in una direzione opposta rispetto alla sua voce.

Filippo Righetto

3 Responses to “Lapalux – Nostalchic”

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