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Apparat – Krieg und Frieden (Music for Theatre)

Data di Uscita: 15/02/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Sergej vive nei pressi del fiume Enisej, nella Repubblica popolare di Tuva. La sua modesta abitazione sorge vicino ad un foresta immensa, un luogo oscuro meta di eremiti e sciamani dalle spiccate capacità curative.
La vita precedente a San Pietroburgo era frenetica, la sua vena poetica si era spenta fino ad annientarsi. L’hockey, il calcio e la mondanità lo avevano inghiottito rapidamente in un susseguirsi di eventi causati dal suo fulmineo e lucente successo come poeta espressionista capace di delineare perfettamente uno spazio urbano fonte di angoscia e smarrimento. Nel trasformato contesto globale riuscì a tracciare nuove fobie dai riflessi cangianti e mostruosi al limite dell’ignoto, iniziò collaborazioni con le maggiori riviste russe d’arte e non solo – anche i quotidiani desideravano le sue rubriche.
Il suo volere artistico si era tuttavia annebbiato totalmente e la nuova opera commissionata dal festival dell’arte Ruhrfestspiele: un’interpretazione di Guerra e Pace, celebre romanzo di Lev Tolstoj, non lo faceva dormire.
Inconscio e desideri repressi stavano per esplodere e comporre in quelle condizioni non era possibile. Tali problematiche, un tempo foriere di grande ispirazione, si erano tramutate in un pericoloso vortice di sensazioni non più controllabili. Sono le classiche crisi produttive e poetiche che o bloccano totalmente l’uomo oppure lo portano su nuove strade.
E in un gelida notte d’ottobre nella città della rivoluzione bolscevica trovò la scintilla. Un barbone ai bordi della strada che inneggiava a Lenin lo colpì immediatamente costringendolo ad uno stop, quasi pietrificato dai suoi lamenti. Finirono a bere vodka insieme seduti sull’asfalto gelido e prima di fare ritorno a casa il mendicante lo bloccò e si mise a ripetere come una forsennato la parola Tuva. Questo suono gutturale convinse Sergej a trasferirsi.
Da sempre terra autonoma che cercò in vari modi di sfuggire all’abominevole dominio comunista prima di allinearsi obbligatoriamente ai dettami della pianificazione totale e priva di senso. L’arresto di Kuular, buddismo e sciamanesimo rasi al suolo e collettivizzazione della vita non riuscirono comunque a distruggere la vena nomade di questa zona estrema e difficilmente assoggettabile. I vecchi monasteri, i disastri immani del Partito e i segni della sofferenza percepiti nell’aria ghiacciata dell’inverno incombente.
Le catene montuose invase dai fiumi e dai laghi portavano gli occhi di Sergej a seguire infiniti percorsi, l’isolamento totale creò una nuova foga compositiva. La resistenza alle condizioni spesso proibitive diede una forza antica alla sua scatola cranica, innervata di adrenalinica riflessione partorì il capolavoro. Forsennate camminate nelle foreste seguendo sentieri naturali, dialoghi fatti di silenzi con i curatori locali e notti insonni a scrivere.
La trasformazione totale, la nascita di un artista poliedrico e formidabile in più campi. L’impressionismo si impossessò di Sergej, le sensazioni davanti alla Natura portate a galla con immane potenza. Lo scorrere rapido e paradossalmente distaccato del tempo appuntato in ogni singolo istante dinnanzi al mutare delle condizioni di partenza. Il tracciato dell’opera sempre pronto a superarsi per giungere a lidi inesplorati, impossibile predire che cunicoli attraverserà in futuro l’artista.
Nei festeggiamenti per i dieci anni dell’interpretazione di Krieg und Frieden, tra riconoscimenti prestigiosi e viaggi promozionali dappertutto, fu chiesto di creare una sorta di colonna sonora.
Sergej che nel frattempo studiò la musica si dedicò anima e corpo al progetto ritornando nella sua casa accanto al fiume Enisej. Drone, archi, pianoforte e leggere percussioni a sfondare le barriere temporali. Melanconia e malinconia a tenersi per mano. Archi funerei messi a disposizione dell’impetuoso scorrere del fiume che porta le proprie acque a spargere i sedimenti in ogni metro quadro della zona. 44. Intromissioni ambientali e fermenti della natura tra i vortici ghiacciati a una temperatura oscillante tra i – 10° e – 35°. 44 (noise version). Tod. Lo sporcarsi in pensieri violenti ed isolati tra le montagne innevate vedendo vecchi film di stato con deportazioni in massa. PV. Il tintinnio del carillon a far vibrare l’aria mattutina prima di partire per lunghe camminate solitarie. K&F Thema. L’epica e una nuova alba. A Violent Sky.

Alessandro Ferri

3 Responses to “Apparat – Krieg und Frieden (Music for Theatre)”

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