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Mountains – Centralia

Data di Uscita: 22/01/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Ho passato la mia vita sui tram, quindi posso dire di aver visto molte cose.
Le carrozze bianche e rosse trainate dai cavalli di Kolkata, i gettoni metallizzati di Dublino, le vecchie lamiere turchesi di Gothenburg.
Seduto, libero, per tratte dimenticate, o in piedi stipato, incapace di vedere.
Qualcuno di straordinario ha detto che senza nessuno come testimone, anche le grandi storie non sarebbero esistite. Forse è per questo che gli avvenimenti mi hanno sempre affascinato. Anche se non mi coinvolgevano in prima persona o se il corso degli eventi trascorreva immutato dalla mia presenza, io ero lì, coinvolto nei sentimenti e nell’essenza.
È con questa premessa, amici, che vi racconterò dell’incontro tra il cantante muto e la sensitiva priva dell’udito. Un ragazzo di vent’anni o giù di lì, innamorato delle corde della sua chitarra, del suono e della vita, che non smise di cantare una volta persa la voce. Io lo vedevo, lo capivo dai suoi occhi, quando cantava si commuoveva. Ed era felice, anche se per tutti la sua voce era vuota, anche se la sua chitarra vibrava d’aria e non era tesa. Veniva accompagnato da riflessi d’indifferenza e qualche sorriso vago.
Poi lei, “Liana” recitava il cartello che aveva appeso al collo. Chiedeva aiuto agli altri con umile pacatezza senza poter sentire le loro risposte. Ogni volta che qualcuno le donava qualcosa le sue labbra si accarezzavano in un sorriso dolce, e si aggiustava i capelli dietro un orecchio. Ed io lo so, e l’ho visto, quando la ragazza che aveva smesso di sentire incontrò il menestrello senza voce… lei sorrise, anche se nella borsa del ragazzo non c’erano banconote. Lui le stava dando qualcosa di intangibile, di invisibile agli altri, anche se le sue mani stringevano solo una chitarra senza corde. All’inizio ho pensato che lei potesse leggere le labbra e avrebbe avuto senso, perchè lei era anche cieca, o forse eravamo noi a non vedere. Era una vibrazione che lui trasmetteva e che lei cullava per poi rimandarla indietro. Qualcosa di incomprensibile e di meraviglioso, una danza di polline e fieno.
Li vedevo trasformarsi davanti ai miei occhi… diventare due navi identiche, un’immagine speculare della stessa realtà, incastrarsi perfettamente in un mondo fatto di incontri tra spigoli e curve.

Ricordo la gioia provata, tanto forte da soverchiare la solitudine… ricordo la conclusione, osservata dal lato della strada, sfuggente come una ciocca di capelli non legati, profumata di conforto e di speranza.

Filippo Righetto

6 Responses to “Mountains – Centralia”

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