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Brothers in Law – Hard Times for Dreamers

Data di Uscita: 30/01/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Era giorno da giorni, mesi, anni. Lustri. Il sole aveva invaso tutto. Non c’erano più sottoboschi penetrati dai raggi a stento, le ombre diventarono accessori quotidiani da calpestare che inseguivano i corpi delle persone, soprattutto delle ragazze dai capelli lunghi e mossi che spesso il vento sfiorava maliziosamente. I colori erano nitidissimi, le cromatiche variazioni della vita tutte disposte sulla tavolozza del tempo, adatte a qualsiasi occasione, abbinate con l’azzurro del cielo, il grigio delle domeniche uggiose, l’alba perenne che tutto lasciava nascere e nulla scomparire. Era tutto lì, a portata di mano, d’orecchio, d’occhio. Gli sguardi non si nascondevano più, nessuno era più abituato al silenzio del mare e della luna che si amavano con la dolcezza che solo la notte poteva dare e disegnare. Nessun mistero, dunque?! Nessun vicolo buio, nessun lampione acceso, nessuna lucciola, nessun tramonto.
L’acqua del mare brillava ogni minuto, il pelo delle volpi, sulle montagne, era caldo, morbido, vermiglio; la neve, sciogliendosi, dava nuova vita a piccoli ruscelli, si fondeva con la terra, l’attraversava.
Ti guardavo sempre con gli stessi occhi di cui adesso ci chiedevamo davvero quale fosse il colore, chè c’eravamo amati soprattutto chiudendoli, con le lacrime che rendevano l’iride un piccolo lago a specchio, sempre lì a sperare di non dover mettere in discussione gli abbracci. Il camino bruciava la legna come il tempo bruciava le possibilità che ci passavano davanti, come i treni che non fermano alle stazioni secondarie, diretti per i paesi nordici, dove il freddo ti distende la pelle e le biciclette le usano anche gli avvocati in giacca e cravatta.
Andare ai concerti con tutta quella luce che abbagliava nonostante gli occhiali da sole, non era lo stesso.
Per ascoltare i dischi, dovevamo chiudere bene le finestre, tirar le tende rosse sulle vetrate, togliere le scarpe e sederci sui tappeti, al centro della stanza, sperando che qualcuno quel giorno decidesse di non uscire per strada e far rumore.
Il silenzio, il silenzio non c’era più.
Le migrazioni degli uccelli erano disorientate, come lo eravamo noi, con le nostre ali di cera, timorosi e nauseati, come vampiri, del calore della stella più luminosa.
Ma più di ogni altra cosa, erano tempi duri per i sognatori.
Gli edifici crollavano, le speranze uccidevano, i sentimenti, bhe, quelli rimanevano nascosti perché era la sera a farli nascere.
Non sognavamo dal giorno in cui ci conoscemmo, dove tutta la bellezza concentrata, per proteggerla, dovemmo rinchiuderla nelle scatole dei biscotti che come vasi di Pandora rimasero sigillati per anni con del nastro adesivo colorato. Il sottile strato di polvere ci ipnotizzava, la luce creava scie in movimento di piccole particelle sospese, come le nostre vite. Come noi. Ci sentivamo appigliati ad una fune con un precipizio sott’i piedi, di quelli di cui non vedi la fine, che però ti fanno percepire l’infinito.
-Quanto durerà?-, mi chiedevi con i tuoi occhi marroni e con le ciglia lunghe bagnate da lacrime invisibili.
Ed io non ti sapevo rispondere, non lo facevo mai. Le mie parole erano piene di tutto ciò che non ti dicevo.
Fu un momento. Impazzimmo. Le mani si fecero rigide, accigliammo corrugando la fronte, concentrandoci sui buchi neri che circondavano il mondo, quel momento.
-La fine è vicina, l’inizio è per sempre ed ogni volta-
Mi piaceva ascoltare le tue teorie su quello che sarebbe stato e mi piaceva che mi coinvolgessi in progetti senza linee rette.

When the lights go down
we’ll understand that it was magic.

Non so cos’accadde, ma un’aurora ipnotica travolse la stratosfera. Cumulonembi di terra, nuvole, acqua e respiri, accerchiarono il sole. Tu eri fermo e non riuscivo nemmeno a stringerti la mano.
Nessuna alba.
Quello, era il nostro primo tramonto dopo attese.
L’inversione del tempo, le dinamiche celesti inspiegabili ci stavano dando l’opportunità di chiudere gli occhi e concederci alle illusioni, agli incubi, ai grandi viaggi notturni a palpebre basse.
Quaranta ore per costruire di nuovo l’impalcatura per i sogni, quaranta ore per correre al buio, scontrarci e farci male chè nemmeno le ferite c’erano più concesse, quelle fatte per raggiungere gli obiettivi, con le teste contro il muro a sanguinare di soddisfazione.
Quel mondo luminoso in realtà era una caverna senza finestre, era una grossa bugia travestita da stella, era il complotto di fari accesi su quello che DOVEVA ESSER VISTO, un’eclissi sulla volontà. Dov’era la nostra volontà?

Cosa è vero? Cosa ci resta? Cosa sarà?
Liberiamoci da questa pelle marcia, lasciamo respirare le ossa rotte, diamo ai sogni succulenti pasti ed un mazzo di fiori.
Dormi con me.

Ilaria Pastoressa

5 Responses to “Brothers in Law – Hard Times for Dreamers”

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