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Fire! Orchestra – Exit! (Top Ten 2013)

Data di Uscita: 11/01/2013

Un breve ascolto, durante la lettura

Un gigante di pietra ha preso per mano la statua della libertà e ingrandendosi ha iniziato a ballare dissennato agitando le braccia e le gambe freneticamente come le tribù di antenati che attorno a fuochi sacri cominciarono a posare le prime pietre di canto e percussione che formarono la sua materia.
Ammassando asteroidi ha costruito il suo letto, incastrandolo in una galassia come un Ulisse titanico. Se chiudi gli occhi riesci ad essere quel gigante e puoi stenderti nel suo letto-galassia per parlare con Dio attraverso il tuo pensiero.
Tutto è delirio, soprattutto la libertà, soprattutto l’essere uomini. Uomo umano, uomo tempo, il suo stesso tempo di cui crede di conoscere qualcosa, di cui crede di aver svelato il mistero del suo scorrere, mentre quello è un enigma in cui scorre la materia, facendosi decomporre e ricomporre. L’umano trema, si contraddice, lascia vibrare la sua anima in gola, tracima dagli ottoni e i legni, esplode nell’orchestra e sale fino agli astri.
Quel gigante assume migliaia di forme ed è migliaia di forme, incarna -o meglio impietra- ogni genio, è fatto di pezzi di storia, di miti, di leggende, è ogni titano, ogni pazzo: è il sesto re di Babilonia, è un poeta provenzale, è “colui che precede il sole”, è Beethoven, ha la solennità di Omero, è una triade di note, è Crono, è un baleniere feringio, è Monk che balla in delirio, Mingus che sorride. Canta il gioioso rumore dell’universo.
Questo gigante, Jazz, figlio di una grande madre meravigliosa, è sempre stato un po’ tocco al cervello, ma da un buon mezzo secolo è iniziato ad impazzire veramente, da quando il verbo delirante di un sassofonista e di una folle schiera di semidei si è sparso nei suoi minerali folli.
Ora se ne sta come il pensatore di Rodin sul ciglio di un pianeta remoto e talvolta, ridestato da un’idea improvvisa, cattura qualche astro, lo sbriciola e ne sparge le polveri sulla nostra terra. Questi granelli siderali colpiscono all’improvviso donne dalle voci potenti, musicisti distratti ed altri adepti alati della grande madre che si adunano in riunioni sonore dionisiache, aperti al piacere, aperti alla conoscenza, aperti alla libertà, tenuti legati solo da un sottile filo alla realtà regolata, al canone. Pregano tutto ciò che è sacro, forse senza saperlo, lodano il gigante e la sua genitrice, adorano tutti gli dei, cantano inni alla notte e al sole.
È un fuoco che s’insinua nelle membra della terra ed esploda e grida, è un’orchestra, un tramite mistico, una disordinata schiera di luci che ci porta ballando, in trance, verso l’uscita.

Marco Di Memmo

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