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Kendrick Lamar – good kid, m.A.A.d city

Data di Uscita: 22/10/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Sono cresciuto in una città sposata con Ms. Liquor, nella quale un ragazzo poteva percorrere solo due strade: morire indossando la divisa della legge o il colore di qualche gang.
Mio nonno rientrava nella prima categoria, ma in famiglia nessuno era fiero di lui. Quando morì lo misero nella bara con il suo golden flask. “Ha fatto più danni con quello che c’è lì dentro che con la sua pistola”. Ero piccolo e quella fiaschetta aveva il suo stesso odore, un’aroma acre, pungente, stargli troppo vicino era impossibile. Quando mi sollevava io mi ribellavo, allora leggevo negli occhi di mia madre tutta la tristezza per un bambino che non si vuole sedere sulle ginocchia di suo nonno. Per lo stesso motivo mia nonna aveva smesso di fumare, lui no. Forse è per questo che alla veglia funebre a casa di mia zia era lei quella in piedi a piangere un liquido molto più amaro di quello che aveva ucciso suo marito. Lo ripeto, ero piccolo, e l’innocenza a volte può fare più danni della malizia. Presi la fiaschetta e corsi da mia madre. Era seduta al tavolo in cucina, una figura misera, ma di umile dignità. Le dissi: “Mamma, il nonno è qui dentro!”. Mia madre non mi aveva mai picchiato fino ad allora, ma in quel momento non c’erano parole per commentare la situazione. Ricordo il dolore e il calore alle guance, e mia zia che la tratteneva mentre entrambe singhiozzavano.
Nonostante tutto, la mia adolescenza fu costellata da episodi di reati minori e, ovviamente, dalla bottiglia, booze. Ero la dimostrazione che non si impara dai propri errori, che l’espiazione è per pochi e che per gli altri rimane solo la solitudine di un’esistenza inconsapevole. Ero vittima della peer pressure, quell’aria di conformismo alle regole della strada che annulla le identità ed annebbia le coscienze. Ho passato quegli anni all’interno di una stanza buia in compagnia di una tazza, senza un amico vero, con molti sogni irrealizzati, ma senza la disperazione necessaria per realizzarli.
La forza la trovai sul letto dove era distesa mia madre.
Capii tutto, senza che lei dovesse parlare.
Gli sbagli e le promesse.

Me lo hai detto con gli occhi in una sera qualunque di ottobre.
Canta di me, del mio passato.

Filippo Righetto

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