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Umberto Maria Giardini – La Dieta dell’Imperatrice

Data di Uscita: 05/10/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Ljus


La mano arrancò un po’ scostando la tendina pallida e sul vetro appannato si disegnò un’impercettibile scia umida. Col polsino della camicia, Rachele si ritagliò un varco fra il vapore che si era creato sulla finestra e guardò fuori. Gli occhi le si colmarono di un bianco tagliente. I raggi del sole finalmente colpivano la distesa di neve fra la porta di casa e il bosco.
Si voltò a guardare il viso addormentato di lui, la luce che poco prima le aveva prepotentemente invaso lo sguardo adesso le offuscava la vista, microscopici corpuscoli le danzavano davanti alle pupille. Il gatto sollevò pigro la testa, la osservò con quella superiorità felina un po’ saccente e si leccò una zampa per poi passarla sul muso candido.
La stanza respirava biancore e silenzio.
La stasi era rotta solo dalle palpebre assopite di Giulio che si muovevano febbrili.
Rachele sorrise.

***

Diluviava. Il cielo era così basso e torbido da sembrare a portata di mano. La pioggia incessante batteva controvento, disegnando forme astratte sui vestiti scuri di Giulio. A fatica riusciva a mettere un passo dietro l’altro sul sentiero sterrato che strisciava fra i grandi alberi neri.
Da un tempo che ormai pareva infinito, un imponente lupo dagli occhi glaciali lo scortava indicandogli la via e un’aquila maestosa lo vegliava dall’alto. Ne scorgeva appena le ombre, nella notte illune e tempestosa.
Udiva solo il proprio respiro affannato e i passi fangosi.
Si domandò quanto ancora avrebbe atteso per uno squarcio limpido nell’oscurità.

Luce dei miei occhi, torna a galla lenta, lieve, limpida.

***

Passò qualche minuto prima che quelle palpebre calmassero il loro ballo frenetico e cominciassero a socchiudersi. Rachele era rimasta a fissarle quasi rapita. Adesso, senza distogliere l’attenzione, le vide aprirsi del tutto mentre le pupille, simultaneamente, si restringevano annegate dalla luce.
Si chinò a baciargli la fronte, riempiendo d’ombra i vuoti che il corpo di Giulio disegnava fra le coperte. Poi si rialzò e tornò a vagare con lo sguardo nel candore che, prepotente, bussava sui vetri della finestra.
Giulio accompagnò i suoi movimenti, accarezzando con gli occhi ogni cellula di quel corpo leggero, dai capelli color ambra fino alle caviglie strette.
Ripensò al sogno fuligginoso, inspirò e l’aria limpida gli riempì le viscere.
Fu quasi nirvana.

Aprì il libro posato sul comodino e sulla prima pagina immacolata scrisse a matita:
La fortuna mi ha baciato poco
ma nel tuo corpo io precipito
nell’atomo che
invade,
gonfia le vene
e proietta un’immagine pigra, nuda.

Annachiara Casimo

3 Responses to “Umberto Maria Giardini – La Dieta dell’Imperatrice”

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