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Angel Olsen – Half Way Home

Data di Uscita: 04/09/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

I am silence now but I’m always song. Can you hear me? I’ve wanted to scream out all of the things that entered my mind. When did the time become something that I feel? The endless searching. The fruitless waiting. The idea of a home that is inside yourself. I couldn’t say it’s about love lost or found or whatever. We can be anything if we know anything at all. If only we could understand each other. It’s known that the tiniest seed is both simple and wild. I am alive, I thought that I died.

È una camminata irregolare tra pietre e rovi prima che le caviglie si spezzino. Sono i nostri cuori di velluto che palpitano nel momento in cui si sfiorano. Sono le ragnatele nella mente in cui decidi di annegare ancora una volta senza speranza. È la fortezza della solitudine e la ricerca delle mani altrui. È l’acqua ghiacciata tra le punte dei tuoi piedi nudi, è sole che brucia le tue lentiggini inesistenti. È lo scoppiettio di un fuoco lento , è l’inverno gelido e il vento che scatena il naufragio. È la cantilena per l’apolide taciturno, è il singhiozzo rannicchiato sotto le coperte di casa. È il maglione di lana lunghissimo che ti nasconde le mani, è scoprire il tuo viso al ritorno della primavera. È il trionfo del corpo sull’anima e il trionfo dello spirito sulla carne. È pelle di seta come la purezza del mattino, sono le ginocchia sporche del sangue che cola tra le cicatrici. È voler essere tenuti in vita da un amore, è fidarsi solo di se stessi. Sono i secondi in cui trattieni il respiro e in cui vorresti scomparire e cadere su un altro pianeta, sono gli abbracci leggeri e una mano che scosta dalla fronte i capelli. Sono i passi verso casa e il tonfo impercettibile dei ponti che hai bruciato e che ti lasci alle spalle. Sono i tuoi vestiti neri nella calma profonda di una tempesta, sono i tuoi vestiti neri accarezzati dal sole che pallido entra tra le tende nella stanza. Sono le parole che muoiono sulle labbra e ritornano nel vuoto, sono i sussurri che risalgono la corrente e che senza peso si depositano sull’aria. Sono le parti di me che sono sopravvissute in te e le parti di te che vai cercando dentro te ma che non troverai mai. È averti accanto e non sapere da che parte andare, è cercarti e non averti mentre siamo lontani anni luce. È l’acqua trasparente di un ruscello e la tua ricerca della verità mentre sai che non la troverai mai perché lì non ci potrà mai essere. È il tuo passo nelle ore notturne e la sua cadenza lieve, i tuoi occhi che s’abbassano sorpresi e i tuoi che s’abbassano in preda al terrore. È sentirsi liberi dopo un pianto e sorriderci dentro, e scrivere e comporre una canzone e sentirsi così se stessi nell’universo, qualsiasi esso sia, ed è il passo di un lento che accenni nella penombra, svincolarsi e venire schiacciati dal tempo, è bellezza che nasce e trafigge gli angoli più bui,un seme che cresce piano e fragile tra le notti e tutte le promesse di primavere nei tuoi occhi. È un nuovo punto d’arrivo che devi cercare di goderti ed è l’ennesimo punto di partenza da cui cercherai di risorgere. È la presa di coscienza di questa continua dolce dolorosa metamorfosi, una celebrazione di sé stessi, dell’inconsueto e dell’ignoto. È non sapere dove si stia andando cullandosi in estasi e panico durante il tragitto. È riconoscere di non poter dominare il caos nel momento in cui ti senti come l’acrobata, nell’attimo in cui da esploratore si fa sovrano dell’abisso.

Filippo Redaelli

3 Responses to “Angel Olsen – Half Way Home”

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