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The Music Tapes – Mary’s Voice

Data di Uscita: 04/09/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Every children will dream of you as they grow old

A vederlo così questo posto mette una gran tristezza. Quanti anni sono passati, l’ho dimenticato.
Ricordo i sorrisi conturbanti dei clowns e i palloncini rossi, e poi tutti quei volti strani, grassi, pallidi, quelle risate sguaiate che attraversavano l’aria spettrale di un luogo che sembra non essere mai esistito.
Respiro profondamente e mi sembra ancora così nitido l’odore di vaniglia del baracchino dei gelati di Marshall. Lui lì dietro, puntuale ed elegante come ogni domenica pomeriggio, col suo cappello e la giacca a righe bianche e rosse, seguito dal fedele borbottio del motore della macchina refrigerante. Riesco a sentire distintamente le urla delle ragazze che ci piaceva spaventare dondolando per dispetto la cabina della ruota panoramica, la più grande di tutto lo Stato.
E proprio lassù, nell’euforia generale, ci coglieva un momento di silenzio, profondo come la gola dell’inferno, in cui il fiume che si vedeva in lontananza sembrava sussurrarci un vecchio segreto. Poi scendevamo sempre divertiti e complici, accomunati da un mistero che non poteva essere conosciuto da nessun altro essere umano.
Quel segreto ci cuciva addosso i bottoni color oro delle giacche di chi cerca maree su grandi vascelli serviti da mappe disegnate nella sabbia, ci lasciava scivolare tra le dita le briglie di chi è pronto a salire sul collo di uno pterosauro, armato di bombe di gomma colme d’acqua, per far guerra ai passanti in strada. Carichi d’entusiasmo ci raccoglievamo tutti intorno al banco del tiro a segno rivolti ad ascoltare la voce di Mary, lei col suo fucile ad aria compressa, pronta a dar rogne agli indiani e noi con il fiato sospeso di chi vuole saperne di più.
Era come dormire in massa sul grembo caldo di una madre secolare, colmando un grande e assurdo vuoto con le storie che erano in fondo una sola grande e continua storia, perpetua e oscura, sofferente e magica. C’erano musicanti pazzi che strimpellavano la fisarmonica coi piedi e suonavano vecchie e logore seghe con l’archetto per il violino; truffatori che sparavano a dei barattoli dalla lunga distanza per avere in sposa qualche contadina di una contea lontana; nipoti di storici criminali che ammaliavano le ragazze e i bambini con le storie dei propri nonni.
Quanti anni sono passati da quel sogno incredibilmente piccolo? Quando il buio della soffitta colma di vecchi tesori ci scoraggiava, ma ci guardavamo bene dal renderlo evidente; quando lo sport nazionale era catturare lucertole per riporle in scatole di latta dietro la porta di casa della bambina con le trecce bionde, pronti a suonare il campanello e correre dietro la siepe a smascellarsi dalle risate.
Ma adesso, come dopo ogni notte, un nuovo giorno è dietro la porta, pronto a cacciar via fantasie e creature che hanno la consistenza delle ombre. Di quei segreti resta ben poco: qualche edificio malmesso, cataste di lamine arrugginite e un insistente odore di polvere. Soltanto la vecchia ruota panoramica è ancora in piedi, ed ora, chiudendo gli occhi, ci saliamo sopra e giungiamo al punto più alto, al punto in cui arriva il silenzio, e il fiume e Mary e il mondo intero sembrano cantare un sospiro incantato, un momento, dove lungo l’oscuro sentiero dell’oblio, tra odori ineffabili, si vedono le proprie mani, tornate piccole, sporche e luminose, stringere una lucertola o una stecca di zucchero filato.

Giulia Delli Santi & Marco Di Memmo

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