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Jim Coleman – Trees

Data di Uscita: 07/08/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Quando ero piccolo mia madre mi raccontava spesso la storia di Jerush il Viandante.
Indossava un cappotto dalle tinte cangianti, come se riflettesse i colori dell’ambiente circostante: una venatura azzurra mescolata a macchie bianche si univa ad un difetto rosato, mentre nel complesso emergeva un’uniformità di colore marrone chiaro che annegava qualsiasi sfumatura.
Senza bottoni, era costretto a tenerlo chiuso attorno al collo con la mano sinistra, mentre nell’altra reggeva una verga che sembrava usare, più che per sorreggersi, per tastare la consistenza del terreno.
I suoi stivali erano dello stesso materiale e gli arrivavano fino al ginocchio. I capelli erano bianchi, corti e stopposi, gli occhi sempre nascosti.
Il suo aspetto dimesso, le ombre, evocavano un sentimento di mestizia.
Alle spalle di Jerush c’erano sempre delle fiamme gialle e arancioni ed i corvi erano i suoi compagni. Si materializzava quando l’acqua diventava nera e l’inquietudine riempiva i cuori, in quel breve lasso di tempo che precede la catastrofe.
Prima che il labirinto della vegetazione si stringesse intricato a strangolare i deboli.
C’era un tempo, quando i miei nonni erano giovani, in cui Jerush veniva visto spesso nelle strade dove abitava il mio popolo. In mezzo agli orrori della guerra quella figura, solitamente ostracizzata, era vista con rassegnazione e spirito di accettazione, perché ti consentiva di tenere aperti gli occhi e di congelare il presente prima che tutto cambiasse irrimediabilmente.
Poi venne la pace e quel periodo, mai dimenticato, fu catalogato nel libro della storia, mentre pagine nuove venivano scritte.

Ora è il 21 dicembre ed io sento i suoi passi dietro di me.
Piove, prendo l’ombrello e lo metto da parte. L’acqua mi scivola addosso ed io chiudo gli occhi lentamente. Inspiro profondamente prima di riaprirli… e guardo. Guardo quel palazzo di marmo bianco alla mia sinistra, che sembra crescere davanti a me e quel tiglio nel mezzo della piazza… non mi è mai sembrato così grande.
Mi giro e lo vedo, Jerush, così come me lo avevano descritto quando ero un bambino.
Non so di quale tragedia lui sia messaggero, ma, nonostante tutto, realizzo qualcosa che mi sorprende: il mio cuore è libero ed il mio sorriso è leggero.

Ricordo la notte in cui promisi che ci sarebbe stata fantasia e mistero.
Il Mondo allora era diverso.
Intriso di armonia, povero di intolleranza.

Filippo Righetto

One Response to “Jim Coleman – Trees”

  1. sac à main longchamp…

    ygkoohbfcg…

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