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Frank Ocean – Channel Orange

Data di Uscita: 17/07/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

“I’ll watch you fix your hair
Then put your panties on
In the mirror
Cleopatra
Then your lipstick
Cleopatra
Then your six-inch heels
Cleopatra
She’s headed to the Pyramid
She’s working at the Pyramid tonight”

Mentre l’Italiano balla male (in discoteca), e fuori, si istalla una paura infinita sul suolo italico dalle prime note arrivate dalla caduta del meteorite Frank Ocean. Si era fatto sentire mandando segnali di fumo con partecipazioni vicino a personaggi abbastanza famosi tipo Jay-Z e Kanye West, magari troppo patinati e ricchi perché il classico hipster italiano impegnato, in tutti i sensi, ad elogiare Il Teatro degli Orrori se ne accorga. Purtroppo un personaggio difficile da portare alle feste dell’Unità o da proporre per qualche intervista intimista e autoreferenziale su qualche rivista locale e allora non ce ne facciamo nulla. Figuriamoci un mixtape se passa sotto la lente d’ingrandimento, tuttavia dall’altra parte dell’oceano e oltre le alpi il meteorite diventa sempre più gigante. Tyler the Creator e la squadretta di ragazzini, la Odd Future, imperversa sul web e in tutto il mondo, quasi tutto il mondo ok. Seppur la diversità di tonalità e di genere, rap incazzato da una parte e R’n’B cristallino dall’altra, Frank viene reclutato immediatamente e acquista sempre maggior potenza esplosiva. Si sono evoluti, dalle vecchie gang che si sparavano tra le due coste a colpi di pistola e di droga, a gang cresciute grazie al business e alla pubblicità sul web; il mondo è cambiato e non è retorica parlarne visto che in alcune zone vi è ancora una concezione passatista, o basata sul “meno li ascoltano meglio sono”, della musica e delle strategie commerciali più in generale.
L’arrivo dell’esplosione arancione di “Channel Orange” come dicevamo è stata così immensa da sentirsi pure in Italia, e come si poteva pensare la prima reazione è stata di autodifesa del suolo interno, paura e desiderio di ricacciare al mittente questo americano così costruito dalla pubblicità di Pitchfork da rappresentare il perfetto incubo per qualsiasi vero esperto di musica italiana preso dalla domanda: “Dove saranno finiti i cantautori di un tempo?”.
Eppure la storia la racconta proprio Frank, senza costruzioni fittizie sopra si schiude all’ascoltatore un mondo completo e pieno. Non si offenda nessuno, ma Ocean è un cantautore perfetto, in un senso globalizzato, un songwriter. Chitarre bollenti e suadenti, tastiere luminose e incedere a volte velocizzato, ma sempre in sottofondo. In primo piano assoluto la voce, i vari arrangiamenti e le tracce elettroniche non sovrastano, a guidarci in un viaggio a tratti autobiografico, storie di speranze distrutte, niente supponenza, genuinità e contenuto emotivo alle stelle. La quotidianità che si fonda con riflessioni sulla ricchezza economica, nulla è ovattato o coperto. E tutto questo concentrato di contenuti testuali e cura dei suoni non può che lasciare un sorriso compiaciuto nell’ascoltatore. Il ribaltamento delle preminenza del beat sul testo-voce-canzone è netto.
Dunque nel racconto si susseguono singoli da classifica e intermezzi ambientali fatti di sigle da playstation e da dialoghi sussurrati. “Thinkin Bout You” apre i cuori, “Super Rich Kids”, con la collaborazione di Earl Sweatshirt e del suo rap cerebrale, inchioda alla sedia con un duetto compatto e un sincopato piano. “Crack rock” gratta via l’epidermide ormai morta sulle mani e fa ondeggiare la testa in un sottofondo irresistibile. E poi infine i due opposti dell’intero disco a racchiudere questa perla. Da una parte “Pink Matter”, buona parte di cantato a cappella, sfuggente e sofferta fino alla maestosa intromissione del rap di  Andrè 3000: capolavoro fuori dal tempo. Dall’altra a chiudere tutto il cerchio c’è il fulcro e primo singolo. “Pyramids”, quasi dieci minuti che sanno di miracolo compositivo. Coretti da urlo, synth potentissimo e ballata romantica in un solo pezzo, uniti da una semplicità devastante in tutta questa complessità.
In questo caso è impossibile raccontare una qualche storia. Frank Ocean con questo Channel Orange è deflagrato e la storia è tutta dentro ai brani, ti arriva diretta e ti blocca.

Alessandro Ferri

2 Responses to “Frank Ocean – Channel Orange”

  1. timberland france…

    Envie de cours dintroduction détaillée à lécriture créative, roman, nouvelle, théatre et même des scénarios. écrit avant mais non publié et aucune formation formelle …..

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