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Patti Smith – Banga

Data di Uscita: 05/06/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Ivan si distese sul lettino scomodo di quella stanza asettica. Dalla finestrella passava lieve lo sciabordare del mare, simile a una nenia dolce ma spaventosa. Si addormentò quasi immediatamente.

San Francesco aveva il viso bagnato di lacrime e le ginocchia immerse nel fango. “Guarda!”, gli diceva e Ivan, senza che il Santo gli indicasse alcunché, voltava d’istinto il viso alla sua destra; una donna bellissima, i capelli color di terra, la pelle candida, sembrava fuggire intimorita ma Ivan non riusciva a distinguere cosa la inseguisse e la spaventasse così tanto.
“Guarda!” – ripeteva il Santo di Assisi – “guarda Madre Natura in fuga!”
La donna si perdeva all’orizzonte dei sogni e apparivano nuove immagini di terre squarciate, campi ormai laghi, case distrutte e famiglie devastate. San Francesco abbassava il capo, gli occhi ancora colmi di lacrime. Ivan lo vedeva muovere le labbra ma non riusciva a sentire le sue parole sussurrate a mezza voce e sovrastate dai tuoni che devastavano la terra tremante. Poi, d’improvviso, il mormorio confuso  si trasformava in cantilena e sembrava che tutto – i cieli, i terreni, la gente, le rovine – ripetesse la stessa preghiera: “Oh montagna dei nostri occhi, ascolta la nostra supplica! Oh montagna dei nostri occhi, ascolta la nostra supplica!”
Il Santo alzava allora il viso a guardare Ivan e, vedendolo assorto, levava la mano e gliela passava sugli occhi e gli occhi stavolta vedevano l’incanto dell’Eden, la purezza della natura incontaminata, la dolcezza della perfezione, l’assenza della ferocia umana. E vedevano quella donna che Francesco aveva chiamato Madre Natura danzare a piedi nudi e risplendere di luce abbagliante.
Ma non appena la mano di San Francesco si scostava, Ivan si ritrovava immerso nella devastazione del nuovo millennio, circondato dal dolore e dall’orrore e si vedeva, esausto, addormentarsi, simile in tutto al Costantino di Piero della Francesca. Si vedeva – nel sogno – sognare sereno la purezza del mondo, custodito da un’aura divina.

Un ululato lo fece svegliare. Come ad ogni risveglio, sentì il calore di Banga al suo fianco e si specchiò nei suoi occhioni dolci. Come ogni notte, Banga era rimasto lì a fare la guardia e a prendersi cura del suo padrone, stritolato dalla morsa del sogno.
Ivan rinvenne totalmente e prese coscienza solo dopo qualche minuto, volse lo sguardo alla finestrella e guardò la bella luna piena che illuminava la stanzetta scarna, poi accarezzò il grosso cane che ora poggiava il muso sul lettino e lo osservava con la solita tenerezza. “Anche con la luna non c’è pace per me, Banga” ripeté più volte prima di levarsi e avvicinarsi al vetro da cui poteva scorgere il mare tinto d’argento. Si riempì gli occhi di quell’incanto che, ormai, solo la quiete notturna tentava di celare integro e incontaminato e sospirò amareggiato.

Annachiara Casimo

5 Responses to “Patti Smith – Banga”

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