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C V L T S – Realiser

Data di Uscita: 15/06/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Era la foschia della spiaggia alle primissime ore del giorno, l’orizzonte che non si coglie.
Stavanger, Norvegia. Terra strana, aurore boreali e soli nati in orari assurdi e morti a sorpresa. Karen dopo i suoi studi ad Oslo si rifugiava nella propria terra d’infanzia a riflettere sulle strade da intraprendere. Si alzava presto, prestissimo la mattina e andava a dormire più tardi possibile la sera per vivere il più possibile quell’aria e per riempire gli occhi di immagini vivide che si andavano a sovrapporre ad antiche luci, viste e percepite nelle camminate sulla spiaggia con la madre. L’estate e la genuinità del suo essere alla ricerca di un amore capace di essere qualcosa di più rispetto ad una semplice scopata. Un biglietto aereo per il nuovo, come un assegno scoperto sul quale mettere al posto della cifra un luogo. Il loop rilassato ma pungente di tastiere e field recordings che a volte tentano di trasformarsi in un motivo più strutturato, senza mai riuscirci. Barlumi dream pop dispersi nel mare magnum della ripetizione. Dead Peasants.
Una pioggia quasi continua e l’infinità umidità dei boschi, la stessa identica immagine di confini sfocati tra la vegetazione, l’occhio che cerca un punto di fuga tra i rami e tra le foglie. Zero autonomia, derisione, sofferenza e blocco sovietico a imprimere un marchio indelebile nelle anime dei sopravvissuti. Batumi, Georgia.
Una vita quasi al rallenty che non impedisce l’evasione, ricordare e superare i blocchi degli antenati. Katerina ha passato la sua infanzia in questi luoghi remoti lavorando per i genitori, con i sacrifici arrivò la possibilità dell’iscrizione all’università del capoluogo di regione. Tempi diventati più stringenti e spazi sempre più piccoli, la necessità di andare via, l’addio, un biglietto aereo in bianco. Il flusso ripetitivo finisce sotto la pelle e spinge la pelle stessa, ritornarsene un attimo a casa prima di partire ancora. Respirare a fondo e capire di doversene andare, alla ricerca di qualcosa, stamparsi nella retina le immagini di tutto e voltare le spalle, tintinnii in dispersione tra le improvvisazioni. Atm City. Suki.
L’aridità quasi soffocante dell’estate nei paesaggi desertici, cactus e palle di rovi lievemente sospinte. Tucson periferia, Arizona. Nick ha vissuto i suoi primi anni in un piccolo podere con i genitori, il padre protestante che estraeva il rame lo portava sempre a vedere i Phoenix Suns. La caccia non riuscì invece ad appassionarlo e dopo i suoi studi universitari ruppe con la famiglia che volevo bloccarlo a casa. L’ambiente esterno lo attraeva inesorabilmente, voleva visitare tutto il continente e parte dell’Europa e del Sudamerica alla ricerca di emozioni legittime ed esperienze sensoriali mutevoli in base al clima e ai lineamenti dei visi delle persone. Si era innamorato in giovane età e una volta consumata la fiamma andava ricercando un qualcosa in grado di rianimarlo. Il biglietto aereo in bianco come tratto distintivo di una generazione di viaggiatori, incollati al passato ma costretti a superarlo per migliorarsi. I cactus e il palazzetto pieno di tifosi, la faccia tirata di Mike D’Antoni in panchina. Rumori più forti, ritmi a tratti marziali e percussioni ipnotiche in grado di rapire. Questi erano i suoni della sua vita, sussurri tra i ritmi ripetuti fino allo sfinimento. Rumori sempre sul punto di esplodere che non esplodono mai, l’essenza dell’attesa. Psichedelia ovattata e carica di sfumature risplendenti, la materia del sogno. Brahma Weapons. Wamego Fluff. Sandstone Retreat.
Sull’aereo tra le nuvole compatte e intransigente senza possibilità di vedere sotto. Immersi in una sorta di schiuma densa Nick, Karen e Katherina stavano immersi nei loro sogni. I rumori di sottofondo degli altri sul velivolo non giungevano alle loro orecchie. Tre soggetti perfettamente compatibili a diverse latitudini e longitudini. Anime capaci di amarsi ponendo in prima piano il dare al posto dell’avere, anime che non si incontreranno probabilmente mai.
I pensieri deragliano continui, la consapevolezza della riflessione tra i rumori di sottofondo dei passeggeri. Velvet Dreams.

Alessandro Ferri

5 Responses to “C V L T S – Realiser”

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