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Sigur Rós – Valtari

Data di Uscita: 28/05/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Við höldum andanum

Fin dal mattino ero stato tormentato da una strana angoscia. Ad un tratto mi era sembrato che tutti mi lasciassero solo, che tutti mi abbandonassero.

F.D.

Respiro.
L’odore di brina che ancora riposa pigra sul letto d’erba della collina, alle spalle della vecchia casa di legno nell’Austurland, penetra persuasivo le mie narici. Lascio che ogni alveolo polmonare si gonfi come spugna in acqua, e l’assenso è dato. La pungente brezza del giorno nascente mi avvolge con una danza d’invadenza. Lascio che ogni centimetro di pelle sia graffiato dalla carezza di una gorbia di ghiaccio, e l’approvazione è concessa.
Brandelli di cielo; costretto ai capricci del vento indisponente che impone ai cumulonembi fluttuazioni ipnotiche, accelerati come in un film dopo aver stretto il tasto forward; mi accompagnano fedeli lungo la strada che mi porta un po’ più lontano da casa.
Proseguo apparentemente senza meta sorretto dal legno dell’aspettativa, promosso da una piccola bugia di bambino a scettro di indipendenza conquistata. Il passo, ancora una volta incerto, sembra presagire una morte lenta, seguito dalla giovane e fedele foschia che racconta di nuances di raccolta tristezza. Ma non voglio smettere di respirare; mi lascerò piuttosto trasportare dalla suggestione emotiva indotta dai frammenti di voce, placidi e rassicuranti, di qualche albero solitario che mi capita di incrociare lungo il percorso.
E ho l’impressione di vederla da lontano la nuvola di vapore accogliente che, come una madre, mi richiama al mio proposito. Rapito da una sensazione di paura ed eccitamento allo stesso tempo, mi trovo ad accelerare il piede. L’effetto prospettico mascherava la distanza effettiva, in poco tempo raggiungo le sue pendici. Venti metri di basalto colonnare mi separano dal fondo della cascata di cui non riesco a vedere la profondità. Il sole più alto è una benedizione, le nubi quasi del tutto allontanate. Mi scrollo di dosso ogni orpello, ogni elemento non necessario e mi vesto di vento. Seduto al margine del vuoto, chiudo gli occhi per contemplare la bellezza del paesaggio sonoro che mi avvolge in un abbraccio rassicurante. Ho finalmente l’impressione che il mondo sia assorto in una quiete silente, smorzata soltanto dalla liturgia corale dell’acqua il cui flusso omogeneo si rivolge perpendicolare al basamento, sicuro di quel che sarà il suo approdo, con una tale naturalezza.
Forse è la calma a darmi coraggio. Torno in posizione eretta e, fiero, gonfio il petto. La punta delle mie dita è accarezzata solo da aria ora. Il battito cardiaco si fa più intenso.

Un ultimo respiro e un altro passo avanti.

Giulia Delli Santi

One Response to “Sigur Rós – Valtari”

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