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El-P – Cancer 4 Cure

Data di Uscita: 22/05/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Mi sono svegliato e non era un sogno.
Abbracciavo tutto quello che mi rimaneva, un fucile non mio e sette pallottole, per non morire assiderato durante la notte. Un tempo avrei detto che quello che custodivo con così tanta forza, stringendola al mio petto con le braccia incrociate finchè le dita non diventavano nere, fosse la mia anima di uomo, ma tutto quello che ne rimaneva era stato affidato alle lettere sghembe e bluastre dell’ultimo messaggio inviato a mia moglie. “Custodisci questi frammenti perchè mi salveranno, se dovessi tornare”.
I miei compagni… non quelli con cui sono partito, bensì tutti gli uomini, le donne, i bambini, i cani, chiunque fosse aggrappato alla vita, come me. Non ero il loro capo come nessuno lì in mezzo era il mio, ci muovevamo trascinati da una volontà collettiva: sopravvivere. Non ci rimaneva nulla, nessun desiderio, patria, affetti, solo i nostri vuoti involucri.
Il ponte da attraversare, sospeso, sopra i… nemici? Ha veramente senso parlare di antagonisti quando l’avverso non ha una razza, una nazionalità, ma è governato solo da un sentimento di morte?
Arrivati dall’altra parte ci infilammo dentro il costrutto in pietra, abbandonato da tutti fuorchè dalla memoria di un tempo in cui si aveva ancora una scelta.
All’uscita persi del tempo per far passare una mano sui mattoni di arenaria, tra le loro intercapedini si era formato del muschio che andava a colorare la punta delle mie dita di verde… un tempo questo avrebbe scatenato qualcosa, un ricordo, una sensazione…
Correre fino alla roccia più vicina fu facile… dove erano finiti tutti? Dalla foresta uscivano solo rumori ovattati, un brivido freddo cominciò a colarmi lungo la schiena… comparvero all’improvviso, muovendosi lentamente. Trascinavano i corpi senza vita di alcune delle persone che avevano attraversato il ponte con me, ed il campo contaminato prima di quello, e molto altro ancora. I più svogliati scandagliavano annoiati dietro alberi e cespugli.
Mi girai e vidi il primo, blood moon hunter. Un barbaro di un altro luogo di dimensioni doppie rispetto alle nostre, saltava da un blocco di roccia ad un altro. Vestito di pelliccia, metallo e cuoio, una lunga e pesante cerbottana nelle sue mani, con gli occhi che potevano muoversi indipendentemente l’uno dall’altro cercava avidamente un bersaglio.
Guardai verso il tunnel giusto in tempo per vedere due uomini (tedeschi?) entrarci e fui inghiottito dalla tremenda sensazione di essere… circondato.
All’interno dell’abbazia diroccata tutti sentirono il grido afono del prigioniero. Era stato “trattato”, come dicevano loro, con tecniche di tortura perfezionate nei secoli: solo la sua testa e il torso straziato erano rimasti, ancorati attraverso due lunghe sbarre metalliche a quello che sembrava un guscio di tartaruga. La sua schiena, scoperchiata, lasciava intravedere gli organi che pulsavano come impazziti, alcuni dei quali ignoti alla fisiologia umana, inseriti con cura solo per prolungare il “trattamento”. Dopo di lui entrò il capo, un torace enorme, rivestito da un’aurea di invincibilità. Guardò con sadico divertimento e con quel distacco proprio della routine il prigioniero, masticando un pezzo di carne che fino a poco prima faceva parte di una persona completa e spaventata.
“Dove sono gli altri”.
Il viso dell’uomo era tumefatto e sfigurato dal dolore, ma non disse nulla.
Ad un cenno del capo, entrò, sinuoso, il mayhem. Più piccolo del resto della sua specie, aveva delle dita che terminavano con delle unghia nere a forma di cono. Cominciò a muoverle, emettendo un sibilo sottile e nella navata dell’abbazia non ci furono più segreti.
Quando vidi entrambi gli occhi dell’esploratore fissarsi sulla roccia dietro la quale ero nascosto, capii che era giunta la fine.
Mi alzai e cominciai a cantare. Mio padre mi aveva insegnato che la musica non poteva tenere lontane le miserie della vita, ma poteva aiutare a dimenticarle.
Cantai contro l’autorità, gli zeloti, i monarchi, e le mie parole diventarono una maledizione.

There is a tougher colder killer
A tougher colder killer than
A tougher colder killer than you
And he will wipe us all from this place
You will learn to crawl
You will learn it all in just one day
Just one day

Filippo Righetto

One Response to “El-P – Cancer 4 Cure”

  1. sac à main longchamp…

    iccffsm…

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