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The Cribs – In the Belly of the Brazen Bull

Data di Uscita: 07/05/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

La serenità è alzarsi ogni mattina e non aver problemi nello scoprirsi allo specchio, non titubare nell’incontrare lo sguardo di quell’illustre sconosciuto che condividiamo con gli altri nell’aspetto e nelle relazioni. Altra cosa è la felicità, per usare parole non mie, l’obbligo che si contrae nell’obiettivo di diventare felici è quello di diventare la persona che il mio cane crede che io sia. Il mio cane, adorabile bestia stupida, bambino muto che mai cresce, mi osserva speranzoso di briciole d’attenzione, anela carezze come un’amante spera negli sguardi interessati. Ed io, oggi, sono come lui, stupido, felice e  in attesa. Quanto mi piace, quanto mi piace lui, quanto mi piaccio io, trovo splendido anche questo piccolo mondo incoeso. Sopravvive l’allegrezza a scenari che fino a ieri mal sopportavo, giustifico e assecondo, accomodo e accetto. Vada tutto, vado io, vieni tu però, perché t’aspetto. Certo, serotonina a parte, so che all’angolo m’attendono disillusione e amarezza. Già immagino il finale bieco nel quale incorro illudendomi, ma sai, che gusto vuoi che ci sia nel pretendere con riserva? Sarebbe come mangiare il pollo con le posate, il gelato nella vaschetta, la prima uscita al pub con gli amici, saggiare l’acqua con la punta del piede prima di tuffarsi. Mai sia, lascio questi approcci ai cuori pavidi. Per me treni in corsa legato ai binari, crepacci profondissimi in bermuda e cuffia, e rock n’roll da tre accordi. Così sia e venga la tua volontà, miele. Venga a ingraziarmi o a ferirmi, l’accetterò in uguale misura, che siano i baci ad indagarmi, abbracci a rassenerarmi, schiaffi ad arrossarmi le gote. Costeggio le parole ovvie in cerca di affermazioni forti,  uno stupido a stupirti che ti fissa cercando lo sguardo d’approvazione che trova ogni mattina allo specchio. Sperando occhi interssati, mani curiose, labbra che si scontrano. Il mio cane, vorrei tanto che capisse tutto questo, sarebbe fiero di me. Per una volta a buona ragione. A quanto pare però l’incomprensione vige sovrana a connotare relazioni e aspetti di quegli illustri sconosciuti che siamo. Che ben venga, sono felice perché son stupido ormai e accetto tutto questo senza cognizione di causa, in attesa dell’effetto, miele.

Alfonso Errico

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