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Pepe Deluxé – Queen of the Wave

Data di Uscita: 14/03/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Clochard.

Più che una figura sociale sono uno stato mentale, ho sempre pensato. Brulicanti come mosche, consapevoli ed indifferenti del disagio quasi fisico che provocano, continuano la loro vita che mi è sempre parsa senza scopo.
Qui sotto ce ne sono a centinaia, a migliaia.
Fare una stima accurata è difficile dato che l’unica fonte di luce sono poche candele sparse qua e là in maniera asimmetrica, ed il riflesso causato dalle mele dorate che pendono da un enorme albero al centro della caverna, su una collinetta formata da carabattole, ninnoli e rottami che cresce sotto i miei occhi, alimentata da centinaia di migliaia di tasche che vengono svuotate.
Lo chiamano il Giardino delle Esperidi.
Non so dire come mi sia ritrovato qui… magari ammirando un dipinto sono entrato in un sogno scomparso, oppure toccando un fregio di una colonna mi si è aperto sotto i piedi un canale per il centro della Terra.
Forse è bastata quella moneta donata senza essere richiesta, appoggiata sul tetto di cartone di un uomo senza volto.
In questo spazio infinito, ogni cosa è fonte di rumore.
Sagomato nella roccia spunta un organo nato con il Mondo, ogni tasto collegato con una gigantesca stalattite, a formare il litofono più geniale ed incantevole mai pensato.
Sopra un’antica carrozza nobiliare incastrata tra le rocce di un laghetto sotterraneo, un conte decaduto aggredisce con le dita abbellite da anelli senza pietre una chitarra elettrica senza corde, ad ogni fatica del suo braccio corrisponde una scarica energetica proveniente da due enormi bobine di Tesla poste alle sue spalle.
Questi suoni vengono avvolti dal respiro di un numero indefinito di bicchieri di plastica con all’interno delle monete, di forchette battute fra loro, di sciarpe bagnate nell’acqua, il tutto a condurre alla vera meraviglia tra le migliaia di corridori usciti della prima Arca.

Lei si chiama Erizia, quattordicesima Queen of the Wave. Capelli mossi e ribelli, castani con riflessi bordeaux imprigionati in una coda che lascia intravedere il candore delle spalle. Avvolta da scialli e foulard, cammina scalza sulla collinetta ed ognuno si inginocchia al suo passaggio. Ha un seno robusto, una catenina passa da un anello sulla narice sinistra fino all’acquamarina sul suo ombelico. Canta con voce profonda ed ammaliante della profezia di Oceanus, il gigantesco fiume che circonda il Mondo. Quando la canzone all’interno del Giardino delle Esperidi sarà perfetta, le acque si alzeranno di nuovo per riversarsi con fragore là dove le disparità sono più ingiuste, cosicchè quando si ritireranno tutte le proprietà saranno confuse, indistinte, e l’equilibrio tra chi ha e chi non ha sarà finalmente ristabilito.

Mi sono risvegliato seduto sulla strada, la schiena appoggiata ad un muro.
Il cielo, nuvoloso, mi faceva pensare ad Erizia. Entrambi, firmamento e sacerdote, racchiudevano una bellezza acuita dal fatto che, all’improvviso, poteva essere nascosta agli occhi degli uomini.
Non ricordavo di avere dei vestiti così sporchi, né delle scarpe così malmesse. Ispezionando le tasche con dei guanti bucati ho trovato un foglietto spiegazzato con su scritto “qualcosa che suoni come un flauto”.
Dopo un attimo di sbigottimento, tutto mi tornò in mente.
Mi alzai sorridendo, e fischiettando mi diressi al prossimo cestino.

Filippo Righetto

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