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Dry the River – Shallow Bed

Data di Uscita: 05/03/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Ingredienti: indie folk che si mischia con un background emotive hardcore. tristezza e immagini religiose. sperando che non si dimentichino delle urla negli scantinati preferendo gli stadi.

Ripeti: non aver paura di finali a lieto fine musicati da violini. Ripeti: non aver paura di finali a lieto fine musicati da violini. Ripeti …

Un’orchestra sull’oceano, sperduti nel mondo, come ritrovarci non so, so solo che basta suonare.
Cullami onda con la tua placida grazia marina, cospargimi di sabbia fine e tieni lontano gli squali.
Vento che porta profumi di burrasche passate, relitti sprofondano e noi non ce ne accorgiamo.
Il polpo lotta con la corrente e così anche il re del mare dalla pelle argentea che ha paura di veder dissolversi le squame.
Un pescatore fuma la pipa sul molo e non si cura della lenza e degli ami, gli basta respirare il sale, non si cura dei vermi che scappano verso spiagge più nuove, gli basta respirare il sale. L’orchestra si fa più maestosa e dirige gli archi ed il vento randagio che spettina le dame accorse in questo lido per sfoggiare cappelli di paglia trovati per terra alla stazione. Siamo gatti randagi con le braccia tatuate che saltano sui treni merci, stelle comete che danzano tra universi paralleli e che non si fermano mai, almeno loro non si fermano mai. Il vento accarezza le labbra alle signore e malizioso fa scappare verso sud i loro cappelli, ma ritorneranno presto, più presto di quanto si creda. Un vecchio dal cappello rosso di lana tira un carretto di legno rovinato dagli anni dove dentro non c’è niente, davvero, dentro non c’è niente e la gente sgomita lo stesso e porge a lui doni e pacche sulle spalle e al vecchio non resta che rispondere con il suo sorriso sdentato dalla commozione. L’orchestra richiede silenzio ed ammaestra la natura tutta e insieme il tempo e lo spazio e lo avvolge in un vortice di scaglie dorate e tinte ramate che si fanno un tutt’uno con il mare.
Balla il pescatore immobile seduto con a fianco il suo cappello e si ricorda di quando giovane apprendeva l’arte del pescare.
Balla correndo all’impazzata verso deserti sconfinati e mordendosi la coda Bill il cane tutto nero della spiaggia che di tutti è stato cucciolo da coccolare. Ballano le dame coi signori marinai che ritornano per solo pochi minuti senza barche da attraccate e senza bottini da nascondere o vantare, ballano senza pensare alle ingiustizie del mare, ballano senza pensare a niente e non gli importa di cadere, davvero, non hanno paura di cadere. Ballano i pesci che fluttuano circondati da fasci argentati di luce e saltano e risaltano tra l’acqua e il cielo e sembrano non essere stati mai così felici. Ballano tutti insieme anche agli orchestrali che continuano ad alzare il volume per arrivare dritti al cielo e creare una via nuova verso la salvezza, ballano tutti e non si capisce come la terra ancora non tremi, ballano sospesi dal suolo e non sembrano privi di equilibrio, ballano e ridono, felici, ridono, felici, con i loro capelli d’oro e i loro sorrisi felici e i pesci che saltano e i mari che si stendono a diventare velluto, ballano insieme e l’orchestra non vuole finire e non finirà mai di suonare finché loro non cadranno e sinceramente non si riesce a intravedere in nessun mondo questa ipotesi finale.

Filippo Redaelli

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