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LAKE R▲DIO – Dream House

Data di Uscita: 24/03/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

La chiamavano ubriachezza molesta, però tu non hai molestato nessuno. Lei era altamente consenziente e altamente ubriaca quanto te probabilmente, lo dimostra il susseguirsi della storiella. Resta il fatto che dopo il primo incontro facilitato dalle sostanze alcooliche tutto si era trasformato in una specie di idillio magnetico.
“ Ci siamo scelti come compagni di viaggio reali per il nostro viaggio immaginario”.
Per non perdere tempo e ore del giorno dormivano il meno possibile, nel loro mondo avevano inventato pastiglie con effetti contrari ai sonniferi, ed erano i migliori consumatori sul mercato nero di sedicenti venditori indiani ai bordi delle strade, tra i grattacieli sempre più alti.
Le albe di fuoco le bloccavano ogni pezzo di retina e con le sue tendenze new-new-age parlava di astrologia sudamericana e africana, degli alieni che hanno costruito le piramidi in Egitto e ci credeva fortemente. Popolazioni scomparse e pronte al ritorno, biodinamica, bio-stronzate e pianeti in collisione.
Prendevano anche pastiglie per trovarsi in campagna e non in città, tracciare cerchi nei campi di grani e dialogare con forme di vita altre. Tra i grattacieli non era possibile.
Tra i vicoli sporchi della periferia di Chicago si faceva altro, murales sconci e triangoli neri ovunque. L’industria farmacologica aveva conquistato questo mondo, le banche e gli industriali generici erano stati superati agilmente da vetrine colorate piene di confetti a prezzi stracciati.
Nonostante ciò i venditori indiani, relegati dietro ai cassonetti, per loro, erano più a contatto con una natura incontaminata e autoctona. Effetti collaterali da abuso creavano idealizzazioni fasulle, eccone una perfettamente mostrata. La natura ormai era qualcosa di assolutamente artificiale, asservita all’uomo.
Non avevano molti amici intorno a loro, si bastavano a vicenda.
Provarono a dipingere qualcosa insieme ma si accorsero che non ne valeva la pena, l’astrattismo non dava soddisfazioni, la concretezza della terra che ricercavano non si trovava lì.
Nel misero sublocale con tutti i mobili volutamente in cerchio per formare cerchi concentrici in grado di catturare diverse gradazioni di energia cosmica in dispersione, ci credevano davvero, lei in particolare.
Dna e onde elettromagnetiche dai ricevitori telefonici grandi come alveari di elefanti e non di api.
L’alba di ogni giorno veniva considerata come l’alba di una nuova era, coricati sul pavimento gelato ascoltavano suoni densi di magnetismo; si veniva a creare una sorta di atmosfera tesa al sogno, un sogno sfumato nel vintage. Si sistemavano e facevano partire il nastro. Lui non si capiva se fosse realmente interessato da questi discorsi o se cercasse semplicemente del sesso.
Plastic Angels. Nenia femminile da sirena dei campi, frammentata, sinuosa e pulsante nel suo incedere trance rallentato e capace di percepire ogni movimento.
Un battito estatico-straniante fa sempre da sottofondo a questo sentire che diventa anche più rilassante; e lei guardava il soffitto con sguardo capace di arrivare alle stelle più lontane. Voci robotiche e andamento marziale ricordano frammenti del mondo cittadino circostante, le macchine che comandano. Taking Pills That You Don’t Need.
Sussurri in un perpetuo scambio, labbra intrecciate in un augurio finale di pace interiore, quella esteriore non è possibile. Waiting In Heaven. Rimasugli dance anni 80’ tornano a galla in un mare cosmico dove spira un vento gelato.
La psichedelia si tinge di elettronica in chiaroscuro, e la coscienza è davvero in grado di aprirsi. Max Headroom.
Le loro mani partono per seguire strani tracciati, incontri nuovi e pillole vecchie.
Alla fine si può considerare che sia sempre un’alba, un’attesa costante di una nuova era, stesi in qualsiasi posto ci si voglia trovare.
Ritorno al punto di partenza e nuovo inizio, battito e movimento che pervade.
“ Ci siamo scelti come compagni di viaggio reali per il nostro viaggio immaginario”.

Alessandro Ferri

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