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Sharon Van Etten – Tramp

Data di Uscita: 07/02/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Quando eri bambina passavi le ore di notte a guardare attraverso la finestra i treni correre veloce.
Il ponte della ferrovia s’eleva maestoso sovrastando il grande fiume del nord. La meraviglia nei tuoi occhi riflessa tra le gocce di pioggia e la luce lunare sul vetro e ora, vent’anni dopo, il tuo viso si confonde sui finestrini mentre vede scorrere città nervose avvolte in luci artificiali e le visioni dei saggi che impotenti affogano nell’acqua.

Hai deciso di andartene da casa in un giorno di primavera sotto un sole accecante.
Neanche un arrivederci alla stazione, non l’avresti sopportato. Ti ha visto allontanarti di spalle con un biglietto già stropicciato nella mano. Il quartiere sfilava estraneo alla tua corsa. Non si vedeva niente ed entrambi portavate occhiali scuri. Come i tuoi occhi grandi, come notti tempestose.
Anni dopo in una camera d’albergo sei seduta sul letto e le corde della tua chitarra appoggiata in un angolo tremano di passati molto prossimi e atti d’amore perduti. Gli specchi corrosi dalla polvere non ti mettono più tristezza come al tempo dei primi spostamenti. Un vaso ricamato con fiori selvatici ti riporta alla memoria la tua infanzia. Una volta i tuoi capelli erano neri e lunghissimi come l’inchiostro con cui ora scrivi frasi per una nuova strofa. Scosti una manica troppo larga del maglione di lana, prendi una matita e cerchi un foglio. Annoti una parola che ti ronza da ore nella testa. Ispirazioni trovate tra palpiti di vecchi blues, preghiere alla notte, sotterranei labirintici delle città d’America. Hai cercato di sedurre i fantasmi per poi annientarli nella voce, hai creato esplosioni per ritrovare infine candore. Vorresti che ogni canzone potesse incominciare a diventare aria, posarsi su visi qualsiasi, confondere i suoi nomi in continuazione. Ti alzi, a passi leggeri e a piedi nudi, bevi un sorso d’acqua del rubinetto. Altri versi nati già morenti, la tentazione di smettere di comporre: sai che non ce la farai mai, ti accarezzi le vene del polso sinistro e sorridi.
Brandelli di pagine di vecchi diari da cui all’improvviso cade una vecchia fotografia. Eri in un parco della Francia del nord in estate, con lo sguardo abbassato fumavi e lui ti teneva una mano. La polaroid scattata dopo che ti ha trovata sdraiata sul pavimento con a fianco una tela strappata a metà sulla quale una ballerina in tempera nera sembrava danzare leggera. Ti addormentasti così, con le braccia ricoperte di colore e un sorriso quasi impercettibile e sincero. Sei ritornata a casa non molto tempo fa e al posto della sua casa hai trovato un ristorante etnico. In un’altra fotografia portavi una collanina così sottile che ti aveva regalato tua sorella prima di andarsene in Africa per sempre. Tra le gocce riflessi i tuoi capelli, sulla pelle brucia il tatuaggio di una rosa.
Se il mondo continua a tremare come possiamo rimanere in equilibrio?
Accarezzi uno ad uno i tuoi tatuaggi sulle braccia cercando di evocare immagini lontane, quasi premi le unghie contro la carne e l’inchiostro.
Il jeans nero strappato sul ginocchio, scuro come il cielo, come i tuoi occhi grandi, come questo tuo sguardo enigmatico e profondo, perduto e candido, come una notte tempestosa dove l’unica luna è questa tua pelle così bianca come bianco è il tuo viso contro questa sera che sembra splendere come mai prima mentre una luce brilla nel profondo dei tuoi occhi.

La città non si è ancora sciolta come nelle nostre allucinazioni.
Una ninna nanna sconclusionata mentre le strade si svuotano.

Il cielo nero e stellato ti sfiora, dentro te un cuore vagabondo
lanciato a tutta velocità insieme al treno nella notte.

Filippo Redaelli

2 Responses to “Sharon Van Etten – Tramp”

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