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Anaïs Mitchell – Young Man in America

Data di Uscita: 13/02/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Every day a dying day.

Sono passati già vent’anni da quella serena giornata di primo autunno. Le foglie prendevano ad impallidire appena, e la terra imbruniva come da rituale nel momento in cui sono stato mandato via da casa.“Occhi neri e deliranti”, mi chiamavi ribelle. Un figlio indesiderato, dicevi. Di fronte a te, io; che non ho mai saputo cosa significasse sentirsi voluto, che non sono mai stato accolto nel tuo gregge.
“Pastore, come ci si sente?”

Per i primi tempi ho vagato per le strade dell’Arizona, infinite distese a due corsie. Il deserto a farmi da sfondo, così rassicurante nella sua monotonia. E come il coyote si rivolge avido alla luna, io ero in cerca di un luogo dove far sentire il mio ululato.
Ho camminato a lungo finché non ho incontrato Annemarie: capelli d’oro morbido e corpetto osceno che mostrava curve risolute come fossero scolpite nel marmo. Il suo camminare fiero come si concede solo una “Star”, malgrado le considerazioni lascive dei suoi corteggiatori.
Di donne ne ho avute molte, anche quando ero con lei, ma non ho mai guardato nessuna di loro in quel modo. L’ho trovata in un paese insignificante e non riuscivo a spiegarmi come una come lei fosse rimasta così a lungo in quel posto così poco generoso. Lei che aveva classe, oh, se ne aveva… La sua presenza ha riempito a lungo il vuoto che mi portavo nello stomaco.
Eravamo a caccia di sogni, onnipotenti come ci si sente solo a quell’età. “Come ci si sente?”
Eravamo certi di poter possedere il cielo con tutte le stelle. Come rapaci eccitati alla vista di un ratto carnoso, volavamo a caccia dell’opportunità di cui voi eravate debitori.

I never felt so high / I think I’m coming down
I never laughed so loud / I think I’m coming down
Nothing gonna stop me now

Ho provato a non farle mancare nulla, ogni cosa in mio possesso era per solo per lei. Ma i conti sospesi cominciavano a pesare troppo sulla mia schiena. “La mia miseria era solo per lei”. Ho chiesto pietà questa volta, ma, ad attendermi, c’era il suo sguardo severo ed io, io ero solo ancora una volta.

Please / Please don’t leave
Easy feeling / Don’t leave me like that
Don’t set me Free.

Sono entrato in un bar in cerca di compagnia, qualcuno con cui prendere qualcosa da bere, e non mi stupii a vedermi allontanato come un accattone. Era evidente che il Sogno avesse un prezzo, ora.
Ho provato a mantenere la quota, ci ho provato a restare avanti, ma come dopo un trauma, quanto più mi sforzassi di ricordare, tanto più dimenticavo come ero finito così.
Sono stato barbiere, poeta, sarto e molte altre cose. Ho scoperto che il riflesso di me stesso non era in grado di rispondere alle domande che mi portavo dietro da una vita, ormai. Mi sono rivolto dunque al tuo Dio. Anche in questo caso non ho avuto risposta. Se non un mentore, chi può aiutarmi a capire chi sono?

Non sono certo tu potrai leggere questa lettera. Non ho tue notizie da quand’è morta mia madre. Non sono riuscito ad esserci per il funerale, però ogni tanto passo a salutarla, sai. Dovresti portarle fiori più spesso. Scrivo per ringraziarti, certo, perché concedendomi la strada così presto, strappandomi via dalla vostra aiuola come si fa con l’erba invadente, ho potuto annusare prospettive seducenti, ascoltare echi di lusinghe di un Sogno evanescente, trovandomi a chiedere, ora, se fosse mai cominciato.
Siamo noi le navi che hanno perduto la rotta in un paese non più disposto a far riverberare i suoi fari.

Giulia Delli Santi

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