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Boards of Canada – Geogaddi

Data di Uscita: 18/02/2002

Un breve ascolto, durante la lettura

Mi sono fatto ipnotizzare per scherzo, per leggerezza, perché non prendevo sul serio più niente della mia vita, perché giocavo coi giorni come si fa con una palla fatta di giornali, da bambini a scuola, quando si è arrabbiati per qualcosa di futile che però sembra enorme e si sfoga la propria frustrazione su quell’oggetto rudimentale perché, almeno nel mio caso, non si ha la sfacciata stupidità di sfogarsi sugli altri.

Sono a lungo stato felice e tutt’ora non posso dire di essere infelice, ma la mia volontà di pace ha generato solo guerra dentro di me, perché la mia volontà di accondiscendere, nascosta dalla mia pacata indolenza, mi ha spinto ad allontanarmi da me stesso e a rinunciare a ciò che volevo. Forse per debolezza o per una sciocca bontà ho sempre fatto un passo indietro, non per salvare me stesso, ma per non far precipitare gli altri.
Mi sono sentito un po’ come il principe Myskin, ma ho capito che non ero nemmeno così, cercavo qualcosa, un contatto, una simmetria e intanto sentivo la sofferenza degli altri, con una specie di empatia universale.
Poi sono cambiato, ho continuato a farmi da parte, ma ho cominciato a capire che dentro di me si svolgeva una guerra, e bruciavano intere città del buio con le fiamme del mio pensiero. Ho provato per troppo tempo rabbia, per tutto il tempo amore, ora il mio cuore è un giovane guerriero usurato dalle battaglie.
Avevo bisogno di migliaia di anni di riposo, ma gli incendi divamparono nelle più alte foreste e mi ritrovai ad essere un incendiario, un bombarolo delle coscienze, ma soprattutto della mia coscienza.
Ma esplodevo di gioia.
È cominciata in me la pigra ossessione ortogonale, scostante come tutti gli aspetti della mia prodiga miseria.
Donne dai capelli ondulati hanno fatto vacillare il mio solido castello di carte e mi sono ritrovato vuoto, le mie idee prive di fede sono cominciate ad essere prive di leggerezza.
Poi mi sono ripreso, ma ho capito che continuavo a tenermi nascosto nel lato illuminato del mio pianeta nelle notti di Terra piena. Fluttuavo, arretravo di fronte alla danza delle fragole, avevo su di me ancora il verde filo della vita, ma lo guardavo con gli occhi pesanti.
Si era accumulato tutto lentamente dentro di me e un giorno mi ritrovai con la lacerante ironia del cristallo e non riuscii a prendere sul serio niente: tutto ciò che arrivava a me era destinato ad abbandonarmi, ogni alata creatura che si avvicinava al fiore del mio corpo e succhiava il polline della mia mente, mi abbandonava per arrivare a raggiungibili mete siderali alle quali non avevo la forza o la volontà di arrivare. Se si ha una volontà fragile anche le azioni sono vaghe, e se le azioni sono vaghe la propria vita non può essere altro che sfuggente.

Il “dottore” ha detto che non c’erano stravaganze, che ricordavo tutto perfettamente, ha detto solo che continuavo a dire “faccio un piccolo errore fatale in ogni cosa, in ogni cosa faccio un errore fatale, eppure sono ancora vivo, forse proprio grazie all’errore fatale: il mio veleno è pure il mio antidoto”.
Il poeta diceva con umorismo  “vivere di errori e di profumi” e forse aveva umoristicamente ragione.
Mi sento più leggero, più leggero dei miei periodi leggeri, ho una bizzarra serenità e la musica è matematica, matematica dei suoni e dei silenzi, matematica della storia, matematica del proprio inconscio, matematica della propria follia, sentimento della matematica.

Faccio un piccolo errore fatale in ogni cosa, in ogni cosa faccio un errore fatale, eppure sono ancora vivo, forse proprio grazie all’errore fatale: il mio veleno è pure il mio antidoto.

Marco di Memmo

3 Responses to “Boards of Canada – Geogaddi”

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