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Ólafur Arnalds – Another Happy Day

Data di Uscita: 24/02/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

L’infinito, la donna e un altro giorno felice

“Quello è infinito, questo è infinito,
dall’infinito deriva l’infinito,
quando l’infinito viene sottratto dall’infinito,
ciò che rimane è infinito.”

Mantra vedico

I.
La montagna è la casa del mistero e quindi la casa della donna; il santo sposò la montagna per realizzare il suo desiderio: “voglio fare l’amore con tutte le donne del mondo”.
Poi il santo morì schiacciato da un’enorme roccia caduta d’improvviso dalla pietraia, chi gli andò vicino disse che tremava e chi lo conosceva bene disse che tremava di gioia.
Lo seppellirono sotto quella stessa roccia, nella terra di quella montagna che era insieme sua moglie amante madre e figlia, e la roccia continuò a tremare.

II.
Se avrò un altro giorno felice sarà con una donna: la donna è la creatura più bella dell’universo, ha in se tutta la luce, tutta l’oscurità e tutto l’incanto dei corpi celesti.
Afrodite è mille volte più luminosa di Apollo.

III.
Ricordo un giorno di sole, in una campagna, in lontananza il convento, correvamo in discesa saltando tra i filari di frutti di bosco, l’odore primordiale, ridere, le zolle di terra erano le vere madri, le proprie madri come zolle di terra, la gioia del sudore, la vita iniziale.

IV.
Continuo a confondere i sogni con i ricordi e a mischiare dettagli di sogni con dettagli di ricordi; se proprio tutto deve cambiare, che abbia almeno la sembianza del sogno.
Gli umani nutrono la loro angoscia da aspettative, bisognerebbe vivere come i gigli nei campi allora come vuole il vangelo, essere spogli e meravigliosi come gli uccelli del cielo, non aspettarsi più niente ma volere che la vita ci aspetti o semplicemente essere più umili e più attaccati alla vita, amarla come si ama una sorella, volere che gli altri la amino come si vuole che qualcuno ami la propria sorella.

V.
Je suis le germe du désordre”, perciò vado alla continua ricerca dell’ordine, perciò sono inquieto e danzante come un’ape, perciò scandisco gli ordinati periodi caotici con la precisione di una penna fluttuante, perciò ondeggio tra le parole come il verde grano di maggio, con l’ordine del disordine che si comprende solo con la meraviglia.

Mi fermo perché cinque sono le dita della mano
Mi fermo perché ho le lacrime agli occhi
E perché ci vuole la donna per scoprire un altro giorno migliore e un giorno migliore per scoprire l’infinito e l’infinito dentro di sè per scoprire la meraviglia che tutto fa scoprire.

Marco di Memmo


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