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Sleigh Bells – Reign of Terror

Data di Uscita: 21/02/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Lubrico e odoroso scivola dal labbro, rivolo rosso ambrato, come fosse fango diluito dall’acqua stagnante d’un temporale passato. Il tuono che l’ha scatenato è tutto fra le tue nocche, schiantate di fretta sul viso, che accomodante s’è aperto nell’improbabile tentativo di trovare spazio sufficiente per la tua mano e la mia faccia. La mano s’è ritirata dopo il primo tentativo, e per quanto dei due il più sofferente sia io, noto bene che anche nel tuo viso si cela l’accusa di un dolore. Strana metafora quella dei pugni in pieno viso, non puoi darli senza ricevere in cambio un minimo contraccolpo. Se colpisci qualcuno allo stomaco dei due il leso è solo lui, ma prova a toccargli la testa e t’accorgerai che stai cercando di ledere ossa con ossa. A quel punto la sfida è a chi dei due beve più latte. È spesso così quando vuoi fottere qualcuno, toccagli lo stomaco, il portafogli, il cibo. Difficilmente, se intorti bene la storia, ti negherà il culo. Ma prova a cambiargli le idee, prova solo a convincerlo di qualcosa che non sente. Ed ecco che le domande, i dubbi, le argomentazioni, diverranno dicotomiche e tu per lui sarai giudice in egual maniera in cui poni giudizi. Un po’ questo è il motivo della nostra attuale tenzone, stupido redneck dei miei coglioni, sciorini stronzate sulla superiorità dell’ariano, patriottico fondatore e possessore della sacra terra degli States. Idiota da tre spicci, sai qual è la differenza fra me e te, l’unica vera differenza fra me e te? Che il mio albero genealogico si biforca. Ma non è il tuo signore onnipotente che offendi sgualcendo il figlio suo, non è l’immagine a sua somiglianza che pesti in questo momento? Argomentazione lirica, evidentemente per questo non compresa in todo, continuerai a picchiare ed io ad incassare sorridendo all’idea che presto, probabilmente, perderò i sensi smettendo finalmente di prendere parte a questa imbarazzante, stereotipata rissa da Waffle House e con ottime probabilità riprenderò coscienza quando parte di questo dolore m’avrà abbandonato. E tutto questo, il viso inevitabilmente sfregiato dalle percosse, centinaia di migliaia di neuroni persi nel trauma, costole incrinate, solo perché ho sostenuto che bisogna saper interpretare i testi. Perché a prenderli alla lettera si commette per forza errore, come il mio quando leggendo in un saggio di sociologia che nessun uomo è condannato alla certezza ho pensato di poter prendere a pugni le tue convinzioni, sicuro che la forza dei miei sillogismi non avrebbe trovato l’attrito dei tuoi colpi. In fondo, pensandoci, a iniziare sono stato io. Tu ti stai solo difendendo, e lo fai parecchio bene. Buona vita da porcaro promiscuo e alcolizzato allora, endogamico figlio di puttana.

Alfonso Errico

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