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Evian Christ – Kings and Them (Top Ten 2012)

Data di Uscita: 01/02/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

“Ogni genere musicale sta piano piano scemando in un groviglio indistinto elettronico”, le chiacchere da bar sulla Juventus che ruba gli scudetti, Lebron James non vincerà mai un titolo (una volta) e tutti vogliamo la pace nel mondo.

Spaccava ogni vetro del quartiere a tarda notte nelle case diroccate e disabitate e anche in quelle abitate; comunque sia in ogni caso poi non si affrettava a scappare. Perché ?, per quale motivo lo faceva?. Sotto gli effetti di cocktail da lui stesso inventati partiva nei suoi raid notturni tra i vicoli, finiva sempre steso nei prati artificiali creati nei parchi pubblici pullulanti come spore naturali tra la metropoli. L’università mollata qualche mese prima era un lontano ricordo, ormai sbiadito dalla nebbia che riempiva il suo animo. La neve ai bordi delle strade, praticamente trasformata in fanghiglia scura, lo indirizzava sui propri sentieri.
Le strade, i vicoli appunto. Vi passava penetrandoli completamente, si metteva con l’orecchio contro i muri e sull’asfalto bagnato cercando di sentire meglio i rumori che gli arrivavano distinti nel cervello facendo impazzire ogni sinapsi possibile; le reazioni chimiche del nostro corpo sono un mezzo mistero anche per gli scienziati che nella loro vita non ricercano altro. I suoni erano collegati da una linea scura con le notti che piacevano a lui, dove il proprio respiro forma vapore grigiastro visibile ad occhio nudo. Una densità sconcertante lo portava ad incollarsi ad ogni superficie per captare meglio e portarsi nello stesso spazio delle fonte, lo spazio vitale per lui.
Voci cupe, rap ritmato glaciale in uno sposalizio clamorosamente riuscito con droni ambientali, loop infiniti e quel tocco chiaro delle terre anglosassoni. Bassi che suonano come veri bassi e voci spezzate dappertutto, quando troverà il filo dei discorsi e delle cadenze avrà ancora la sua pace dei sensi. E se questo senso in realtà non ci fosse? Quale allora la posizione da tenere in circostanze di caos? . E i viaggi notturni continuavano in ricerca devota rompendo vetri su vetri. Il frame di base era quello ma le variabili impazzite erano costanti. Suite quasi ambientali pizzicate da bassi tambureggianti e voci sotterranee impegnate nei loro dialoghi distanti. Drip. Percorsi di luce creati dai lampioni con la luce intermittente per i problemi causati dal freddo di questo inverno gelato, i rumori delle macchine impegnate a non finire fuori strada sul ghiaccio e il rap arrivato da qualche antro sporco o più semplicemente da qualche autoradio malfunzionante smorzata dalla distanza. MYD.
Una ragazza bellissima che decide di passare per quei vicoli chissà se anche lei alla ricerca della fonte del suono o magari perché ha perso la strada per tornare a casa dopo una serata in discoteca. Labbra rosso fuoco, minigonna per mettere in mostra gambe lunghissime e slanciate, felpa con cappuccio visibilmente extralarge presa in prestito da qualcuno molto più grosso per coprirsi dal freddo. Ritmiche più marcate come il battito di un cuore in esplosione orgasmica e la voce a definire le trame. Go Girl.
Ecco perché spaccare i vetri dappertutto, la fonte e la ricerca della stessa erano un richiamo troppo forte per usare la ragione. Quando i toni si scaldavano, in flow sempre più cattivi coricati su veli melmosi di bassi e droni stridenti, i vetri partivano dappertutto a significare il massimo sforzo atto al raggiungimento del proprio vero obiettivo. Rabbia repressa e martelli pneumatici in sottofondo. Fuck It None of Ya’ll Don’t Rap, Snapback Back.
E alle primi luci scarne dell’alba la cascata sonora ambientale era rilassante nonostante i fallimenti perché un nuovo giorno comunque nasceva e nuove opportunità di unirsi tutti si aprivano ai propri occhi. Epici intermezzi beati si andavano a fondere a pulsanti basi hip hop venute dalla vecchia casa di J Dilla a Detroit appositamente messe in un frullatore acceso a metà ritmo.
Nuovi vetri erano pronti per essere distrutti con il calare delle tenebre.

Alessandro Ferri

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