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Ilyas Ahmed – With Endless Fire

Data di Uscita: 24/01/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

Karachi e l’indipendenza del Pakistan, Kashmir e Muhammad Iqbal. Aridità e campi poco coltivabili, musulmani sunniti e indù, frizione e sangue sparso. I bazar e le contrattazioni infinite sul prezzo.
Cosa è rimasto di tutto questo a Karachi?
Tutto e niente rispondi.
I contrasti sono aumentati, stride il vecchio bazar vicino al moderno centro commerciale, le luci del porto e investimenti stranieri nei flussi di parole con l’America. Bin Laden è morto in Pakistan.
Lavori in un call center dieci ore al giorno nel pieno centro di una megalopoli assurda con una pausa di trenta minuti per mangiare un panino e bere una coca cola.
Clienti statunitensi, inglesi e australiani. Tu hai seguito il tuo corso accelerato di cultura occidentale e la lingua, il modo di produzione dei suoni, la giusta posizione della lingua per le occlusive in modo da non far comprendere al cliente dove ti trovi.
Ti spersonalizzi nella maniera più completa tutti i santi giorni, perdi te stesso e le tue radici ti dicono quando ritorni a casa; è una banale considerazione.
Mentre rispondi alle signore in Texas che hanno problemi al pc o mentre vendi stupide enciclopedie e aspirapolvere in Inghilterra senti le vite nervose dei clienti; alcuni non hanno problemi ma chiamano e parlano e devi essere gentile. Una volta ti sei persino innamorato di una voce disperata che implorava un aiuto per un software e un’altra volta sei stato insultato da un signore anziano, un cowboy in pensione.
Tutti quelli ammassati con te si lamentano perché vi insegnano a perdere la loro personalità per aiutare o vendere cose non proprie in giro per il mondo, per la parte di mondo che sta meglio. Falsi progressisti che accettano qualsiasi compromesso ma non lo devono dare a vedere.
Provi a spiegare il tuo arricchimento, che la frammentazione ben gestita è cosa buona e giusta, che riesci a  dilatare gli spazi anche quando sono costretti in stupide chiamate. A volte sei stremato in fondo al letto a tarda notte dopo aver preso il treno e mangiato una misera cena; vorresti trasferirti a Karachi per non essere un pendolare e andare a puttane o meglio trovarsi una donna che non sia una puttana.
Confusione spesso e volentieri; non resta che stendersi e spingere sul tasto play del cervello nel buio della tua stanza.
Sogni rarefatti e memoria andata a male, storie di perdita. La tua perdita di quando potevi trasferirti in America e potevi suonare la tua chitarra ed esplorare le sperimentazioni delle varie coste e dei sobborghi e del centro e unirle alle tue influenze asiatiche. Un melting pot assurdo ma sicuro ben riuscito, frammentato e viscerale.
Lo immagini così il tuo suono e lo senti. La chitarra acustica, quella elettrica, una voce del fantasma della persona che non sei mai stata. Il loop concentrico e il drone disegnano paesaggi lontani e nebbiosi; le riflessioni di un folk annacquato nell’ambient, nel cattivo presagio e nel sogno luminoso.
Il vento tra le montagne aguzze del Pakistan, tempeste cariche di elettricità statica e distorsioni. Il cielo più bello del mondo lo si vede qui.  Stained Sky.
La vecchiaia da riformulare in una tenuta nel New Jersey, la monotonia del pensionamento resa calda della cucina e delle piccole cose della vita. Rallentato ed in circolo con qualche ruga in più. Skin in Circles.
Ad un certo punto tutto si offusca, bombe in lontananza, si inneggia ad Allah. Guerre intestine negli isolati più malfamati, seducenti Mullah aizzano le folle. Droni, non quelli musicali degli americani si mischiano ai tuoi. Rabbia repressa e memoria più lucida. È tempo di dormire. Now sleeps.
By the light.
Qui tra i tramonti più belli del mondo si riparte per il call center di Karachi. Ci si ricorda che la memoria perduta e le frammentazioni possono tramutarsi in suoni meravigliosi nelle menti più creative e preparate.

Alessandro Ferri

One Response to “Ilyas Ahmed – With Endless Fire”

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