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Il Teatro degli Orrori – Il mondo nuovo

Data di Uscita:  31/01/2012

Un breve ascolto, durante la lettura

E salvifica giunse la rabbia, a bruciare ciò che restava della te che ho amato tanto.

Monade sgualcita a parte, tralasciando il corpo provato dagli eccessi, restavo ancora io. Inevitabilmente me alla radice, ineluttabilmente turbato dai disguidi dovuti d’una vita vissuta e non attraversata alla bene e meglio, come quella che vantano i tanti commilitoni che arrabattano sulle mie stesse vie in cerca di compagnia diversa da quella cameratesca d’una spalla, da quella amicale d’un compagno.

Non ho che rancore da offrirti, e per me, per me nient’altro se non quest’orrendo sentore di bruciato. Come d’un dolce venuto male perché per troppo tempo ha cotto.

Mordo le labbra, le mordo più forte, e un sapore dolciastro accompagna il dolore autoinflittomi che oltrepassa il banale pressare dei denti e giunge allo sfregiare il labbro, sangue come linfa e turbamento, macchia il viso e mi regala un rossetto, non dissimile dal tuo preferito. Siamo in fondo simili nel profondo. Carne e paura innervano entrambi.

Puttana, servo, oppresso. Non siamo diversi, io ho solo l’opportunità di redimere il mio padrone emulandolo, vessando a mia volta qualcun’altro, rendendo questa catena che mi pesa alle spalle un lascito da offrire al prossimo. E tu, fuggiasca apolide, venere sputata da un mare sazio dei tuoi fratelli, in terra nuova trovi vecchie maniere. T’usai, t’amai, m’usasti. Tu sai perché l’ho fatto, fede e fede non permettono diversamente, finché morte non ci separi, la tua morte m’assicura che resteremo uniti. Tanto, capita spesso, facilmente, che gli uomini muoiano e le donne spariscano.

Io oggi ho ucciso un uomo, anzi, due.

Alfonso Errico

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