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Sylvain Chauveau – Un autre décembre

Data di Uscita: 10/03/2003

Un breve ascolto, durante la lettura

Un altro dicembre
di Gianfranco Costantiello

Dicembre 1988
Du reve dans les yeux.

La notte restava immobile: le nuvole spiaccicate al cielo e la luna fredda nel suo pallore ad illuminare la neve caduta dal crepuscolo. Oltre i passi di Sylvain e della piccola sorella Marianne un cane abbaiava nella penombra, al fuoco e le castagne roventi che il vecchio buzzurro, accucciato nel suo alito vaporoso, sguardava e girava con una pinza mentre con la mano callosa s’aggiustava il cappello di lana.

Marianne un po’ più indietro, col braccio teso nella mano del fratello, e gli occhi a scrutare la sagoma tra i vapori autunnali, mentre il piccolo cane scodinzolante annusava le galosce. Dietro, le impronte dei loro passi scoprivano il lastricato.

Poi, d’improvviso, gli occhi di Marianne, voltata la testa davanti a sé, si aprirono come uno scrigno magico, giù in fondo alla strada. Luccicarono tremanti e strinse più forte la mano di Sylvain.

Una fluorescente insegna rischiarava ad intermittenza il volto della piccola e del fratello, appaiati nell’incantesimo delle vivaci lampadine colorate. Lui guardò lei, e vide la piccola bocca spalancarsi.

Neuf cents lunes.

Le luci, la ruota panoramica, lo scintillio delle autoscontro, gli sbuffi penzolanti dei bracci meccanici, lo sferragliare dell’ottovolante, gli specchi lucidi della casa degli specchi e i bambini che ruzzavano, tra effluvi di caramello e spifferi di talco, da un’attrazione all’altra scoprendo ancora il biancore della neve, per poi fermarsi e prendere fiato. E gli anziani dalle rughe distese addentavano lo zucchero filato, impalato nella stecca in legno, stretto tra le esili mani dei nipotini coi nasi all’insù nell’aria melata.

Dal carosello Marianne mirò il mondo sciogliersi in algide scie luminose e la musica mantecarsi con il cicaleccio, e il volto di Sylvain riacquistare lentamente i suoi contorni al declinare della velocità. Quando fu tra le sue forti braccia sentì dirsi che era ora di tornare a casa.

Avrebbe voluto restare ancora un po’ e mentre varcava la soglia del cancello, lasciando alle sue spalle quel mondo variopinto, avvertì un’insolita sensazione di perdita – il capolinea di un sogno, il corpo svuotarsi di quell’invincibile melassa e un crescente e lieve sapore amarognolo salire alla gola, inondare le tempie, gli occhi.

Sì, lo so, ma dobbiamo andare – furono le parole soffiate da Sylvain, appena fuori dal lunapark, tra le labbra screpolate e di color viola.

Dicembre 2003
Il fait nuit noir à Berlin.

La schermata viola sul televisore e gli altoparlanti crepitano interferenze captate nell’etere, nella notte caduta su Berlino. La ricezione è saltata d’improvviso risvegliando Marianne dal lungo torpore di dormiveglia. Sonnambula spegne la tv abbandonando le grinze del divano in pelle, raccoglie la tazza di tè dal tavolino e va verso la finestra dove con sorpresa scopre uno sciame di fiocchi bianchi annidarsi sui tetti e per le strade.


Le gambe penzoloni dal letto, lo sguardo sconfinato tra le stelle luccicanti sul soffitto e suo fratello che le tiene la mano, il cappottino rosso, le galosce e le scarpette, le strade desolate e innevate e le luci colorate del Neuf cents lunes: Bayonne, la notte.

Ripercorre, involontariamente, immagini distanti, cartoline sbiadite: la prima volta che non riuscì ad addormentarsi e restò sveglia tra le lenzuola fredde. Aveva appena sette anni.

Vibrata dagli echi del passato una fiammella s’appicca nel cuore del gelido inverno e il suo corpo si scuote in uno scialbo riflesso sui vetri della finestra, dove gli occhi passano oltre – una recondita nostalgia, mai estirpata, ritorna; un fantasma nella notte senza sonno, di silenzi e interferenze, quando la neve cade.

2 Responses to “Sylvain Chauveau – Un autre décembre”

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