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Work Drugs – Aurora Lies

Data di Uscita: 07/11/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Cara Renée,
oggi la città è color magenta.  Son stanchissimo, dieci ore fuori casa e ho nelle narici ancora l’odore di tutta la gente che ha oltrepassato la porta dell’ ufficio, del mio pranzo giapponese freddo e così ben decorato che quasi mi dispiaceva mangiarlo, e delle auto in Madison Avenue. Ho comprato una pizza con carciofi e cotto per cena, non ho acceso alcuna luce e mangiucchiavo i bordi ascoltando i Röyksopp.  Kira miagolava ancora prima ch’entrassi, ha inciso dei graffiti sulla porta; come siamo primitivi! Gli manchi. A me no. Piuttosto ti desidero. Desidero la tua presenza, desidero ascoltare la tua voce, desidero guardarti mentre sorseggi il tè , porti avanti il piede sinistro sulla punta, ti si appannano gli occhiali e sorridi.
Ho comprato un nuovo maglione da indossare quando ci rivedremo, così potrai affondare la guancia sul mio petto che ti suonerà tante melodie monotone e monotòne  e poi danzeremo, mentre ti solletico i fianchi. Poi gonfierò la guancia sinistra su cui mi darai un bacino lungo minuti, poi  piangerai prendendotela con le teorie sul romanticismo della lontananza e delle distanze oceaniche.
Ogni sera da sei mesi, vado a dormire con l’immagine di te nello schermo ad intermittenza mentre le palpebre si chiudono, il tuo viso umido di malinconia e lo sguardo a proiettare tridimensionali pensieri che sono anche i miei e che custodisco.
Il sogno d’averti qui diventa incubo che sfogo soffocando il cuscino e facendo a pugni con l’aria.
Maledetta aurora che con il suo silenzio mente e non lascia andar via i mostri di ieri che son anche i mostri di oggi e domani, sempre presenti come shinigami pazienti e buoni.

inside, dreams last forever
outside, you’re still the one I need

Caro Mark,
Berlino è fredda  anche oggi. Di questo passo  non avrò bisogno di creme idratanti e supererò il gelo nel cuore con disinvoltura. M’alleno ogni giorno, lo sai. Ho un’ottima resistenza seppur precaria.
Ho aggiunto una tazza viola alla mia collezione, è in ceramica ed è a forma di margherita che a dirsi non entusiasma, ma ha le foglioline come presa. L’ho comprata al mercatino turco, insieme a delle mele buonissime e dei lamponi insapore ma grandi come quei cioccolatini ripieni ai cereali che m’hai portato l’ultima volta.
Natale s’avvicina, che ansia, eh?! Qui le luci si son accese da Ottobre, sono tutti impazienti.
C’era una mostra al Musikinstrumenten-Museum, ho fotografato delle chitarre pazzesche! Ce n’era una fatta completamente di specchi. Pensavo a tutta la sfiga delle note prodotte, alle canzoni sfortunate, al nostro amore per i gatti neri e per i numeri tra il 13 e il 17 compresi.
Ho ripreso a scrivere, seppur con fatica. Ho pensato che quando tutte queste parole riusciremo a dircele piuttosto che a scriverle sarà bellissimo. L’ho pensato e lo penso spesso, ma ieri non m’hai detto niente e mi guardavi e riuscivi solo a stento a salutarmi e avevo bisogno invece che mi abbracciassi e mi spiegassi perché t’è difficile separarti da me.
Come sono egoista. Quanto mi piacerebbe smettere d’esserlo.
Anche tu mi manchi poco, piuttosto m’appartieni e mi sento al sicuro. Mi appartiene il tuo corpo, mi appartengono i tuoi dischi e le tue mani, grandi bellissime, ruvide e delicatissime.  Mi appartengono i tuoi concerti e gli sguardi non occasionali tra un accordo e una goccia di sudore sul palco che cade a forma di cuore, lo stesso che non vorrei mai veder stampato su un pigiama o su una t-shirt. Mi appartiene il tuo spazzolino. Quello ce l’ho qui davvero.
Tesoro mio, l’insistenza di questa attesa mi consuma, vorrei esplodere nell’entusiasmo d’un abbraccio e prepararti un caffè la domenica mattina che è già ora di pranzo, e andare poi in un ristorante cinese, ordinare spaghetti di soia con verdure e sfidarci in bravura con le bacchette.
Amore mio, l’aurora inganna anche me con le sue sfumature mutevoli e le camaleontiche scenografie; il mio cuore si ferma nell’attimo tra il nero e l’azzurro, la sveglia suona e i sogni e gli incubi non finiscono mai.

Riuscire ad amarsi oltre i vetri e gli oceani e gli orologi, oltre i cali di tensione e i problemi tecnici delle compagnie telefoniche, oltre i chilometri in scala su carte geografiche colorate ad illuderci che basta un righello per tracciare la linea del nostro sceglierci ed esserci scelti.

Preparami la colazione, domani è domenica, io porto il caffè.

Ilaria Pastoressa

2 Responses to “Work Drugs – Aurora Lies”

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