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Still Corners – Creatures of an Hour

Data di Uscita: 11/10/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

UN’ESTATE SENZA FINE
di Gianfranco Costantiello

Quest’estate finirà, ogni cosa avrà la sua fine.
Quando t’ho incontrato ho creduto che la bellezza del tuo viso e delle tue labbra avrebbe colmato per sempre il vuoto della mia anima.
Quando guardo adesso il tuo viso, e le tue labbra, adesso che sono diventate fredde, estranee, comprendo che tu sei stato un pezzo della mia vita …
tu non sei diverso da questo mondo, tu appartieni a questo mondo – –

Un alito di vento investì Greg e una fronda di capelli cadde a coprirgli la fronte. Avrebbe voluto avere capelli più lunghi, che gli coprissero gli occhi. Le parole di Tessa –- le aveva davvero pronunciate lei, era quella la sua voce ? – s’insidiarono come un ronzio nelle orecchie fino ad invadere la mente, già confusa. Una grossa vu piumata di bianco squillò nell’aria e lui sollevò il capo in un grido rappreso in fondo alla gola che diceva portatemi via, portatemi via. Altrove. Che pena.
Poi lo sguardo ricadde al suolo – le impronte di lei sulla battigia, defilata, con le braccia stagnanti lungo il corpo e gli occhi inafferrabili -, i piedi toccarono l’acqua e le parole svanirono.
Fu il mare a parlare: il suo verso incessante avviluppò i sentimenti appena rivelati sulla spiaggia deserta. Greg sentì la sabbia bagnata sfaldarsi sotto i suoi passi, credeva che avrebbe perso l’equilibrio, così toccò un masso di pietra ruvida e umida, la più vicina, e si sedette. Lo sguardo vagò assente nel cielo che trascolorava in un tenue rossore di tramonto – meraviglioso modo di congedarsi pensò – e una lacrima corse tra il naso e la guancia, poi le labbra, la lingua. Era salata.
Tessa cercò una sigaretta nella borsetta e non trovandola scagliò quel rettangolo di cuoio liso tra gli scogli più alti, già immersi nell’aria fresca della sera, dove l’accolse un’eco sorda e il debole fischio del vento. Con passo lento, prestando attenzione a dove mettesse i piedi, proseguì verso il mare: un’onda tiepida bagnò il vestito e accarezzò le ginocchia. Il sole andava posandosi sul mare e le tornarono alla mente alcuni versi di Rimbaud letti nel metrò qualche giorno prima.
Raccolse la lunga veste color borgogna tra le sue braccia e si sedette accanto a Greg, leggermente più in alto. Da lì poteva sentire il respiro pesante dell’uomo.
La sua mano lambì la nuca di lui, ma ritornò indietro tremante, per poi riaprirsi e accarezzare i capelli con fare innaturale, mentre un gabbiano atterrò sulla superficie dell’acqua, a pochi passi, e diede loro il dorso.
Sai -– iniziò a parlare Tessa con voce ferma, mentre la mano aveva preso un movimento più elastico e naturale – i gabbiani sono uccelli davvero strani – –

Greg si girò a guardarla cogli occhi di un crocifisso e intercettò una smorfia, un piccolo sorriso su quel volto che si stagliava nel cielo oramai piceo alle loro spalle. Sì, era un sorriso, un po’ smagato e un po’ sognante, inatteso, un grazioso stridore. E cercando conferma della pietà che sembrava venire dalla sua amante balbettò un perché, fievole, un guaito.

Vagano tra le onde del mare e le discariche di rifiuti -–

Dopo l’ultima sillaba, che sembrò riverberare nell’aria, Greg ruppe in un pianto nascondendo il viso tra le gambe di lei, che, posando gli occhi vitrei su quella nuca sussultante, fece scomparire, ancora una volta, l’esile mano tra i capelli.

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