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Feist – Metals

Data di Uscita: 04/10/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

True life in haiku
di Annachiara Casimo

ume orite
shiwade ni kakotsu
kaori kana

spiccando i fiori di pruno
mi colpisce la mia mano rugosa –
profumo…

Senza pensarci feci scorrere gli occhi sulla mano che reggeva il libretto degli haiku e inaspettatamente la trovai più nodosa del solito. Presi a fissarla. Così intravidi delle macchioline scure puntellarmi la pelle, ne contai una decina.
Uno strano senso d’angoscia m’accelerò il battito cardiaco. Non avevo mai temuto la vecchiaia, anzi ne ero affascinata. Quando avevo suppergiù vent’anni, inventavo lunghe storie su come io e Alex saremmo cambiati col tempo e su come un po’ d’argento sull’adorata barba gli avrebbe donato ancora più fascino. Su come i nostri visi avrebbero continuato ad amarsi l’un l’altro.
Salvo tralasciare un dettaglio: le mie mani, queste mani che ora, per la prima volta, osservavo vecchie non erano più mie. Erano le mani di mia madre.
Le rividi affaccendate e tese a strizzare il bucato, infaticabili. Le rividi tagliarsi ciocche dorate di capelli, le rividi accusarmi e contrarsi livide di rabbia oppure carezzarmi di sfuggita. Le rividi pallide, in punto di morte, rilassate come mai prima.
Avevo timore dei ricordi e della loro forza oceanica.

meigetsu ya
tada utsukushiku
sumiwataru

luna piena d’autunno:
bellissima semplicemente, perfettamente
chiara

Il primo ricordo nitido che conservavo della mia infanzia era la luna enorme che si specchiava nelle pozzanghere del vialetto davanti alla Tana. Le pareti candide riflettevano il baluginio morbido. Distesa sul materasso, sognavo ogni sera di vivere immersa in una nuvola di zucchero a velo.
Chiudevo gli occhi.
La seconda sequenza di ricordi che riuscivo a distinguere chiaramente sforzandomi di tornare indietro nel tempo si focalizzava sul viso di mio padre. Allora non lo sapevo ancora ma gli sarei stata sempre grata per la solerzia con cui mi aveva insegnato a leggere, trascorrendo con me tutte le sue sere stanche. Era stato un lungo rito di iniziazione: la saggezza del Maestro era stata compensata dall’adrenalinica curiosità dell’Allieva, le pause e il silenzio al punto giusto, il superamento degli ostacoli, la magia che si dischiude lievemente come una ninfea dalle venature violacee.
Quando ritenne che fosse giunto il momento giusto, il babbo fece scattare la minuscola serratura di una scatolina d’avorio che teneva accanto al letto. L’aria fu invasa dall’odore buono della carta vergine. Vi scorsi il libricino sulle cui pagine mio padre aveva vergato con mano sicura alcuni dei suoi haiku preferiti. Fu il primo regalo che mi fece, e l’ultimo.

hikariau
futatsu no yama no
shigeri kana

l’uno nell’altro si specchiano
i verdi smaglianti
di due colline gemelle

Mentre mi osservavo nella superficie lucida dello specchio che Alex aveva appeso accanto alla porta mi vedevo nuova, ed insieme uguale.
Capii quanto fossero inscindibili, intrecciati fra loro come fili ed erba di uno stesso nido, passato e presente.
Feci scorrere le dita sulla calligrafia di quei tre versi e lo rilessi ad alta voce: le due colline gemelle, il tempo che era e il tempo che fu.

2 Responses to “Feist – Metals”

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