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God Is an Astronaut – The End of the Beginning

Data di Uscita: 15/02/2002

Un breve ascolto, durante la lettura

Questo tutto, questo nulla.
In principio c’era la speranza d’uno spazio da utilizzare e riempire, un vuoto la cui solitudine doveva essere colmata con presenze e melodìe. Allora s’accesero le stelle chè al buio è difficile sistemare i sogni. Lui prese a respirare, sul polibicarbonato il fiato disegnava cerchi dai contorni sfumati. Un respiro radiofonico.

Era un uomo senza nascita né morte, si preoccupava d’esistere da ottimo artista d’avvenire qual’era, scolpiva il fato, le rocce e l’etere, sapeva suonare strumenti come il vento e accarezzava le nuvole con il più paterno dei gesti tanto da farle commuovere spesso, soprattutto in inverno, che era la stagione in cui indossava un bel maglione grigio.
Non s’era mai sposato, non gli piaceva l’idea di consegnare ad una donna quell’immenso attico sull’universo, non sarebbero bastate le pulizìe di primavera; non era allergico alla polvere stellare per cui avrebbe fatto volentieri a meno dell’aspirapolvere la Domenica mattina.
Uno sguardo a campo lungo, immenso, da fare invidia alle aquile e alle talpe inconsapevoli.
Si sedeva sul suo dondolo in roccia lunare e giocava con le biglie, gli piaceva da sempre e da mai.
Un giorno ne perse una, piuttosto variegata nei colori con macchie prevalentemente azzurre e sfumature del marrone e del verde.
Quella, era una biglia speciale, piuttosto simile e quelle sfere che si regalano a Natale in cui c’è neve fluttuante e finta in polistirolo che si muove ad un leggero oscillare della mano.
La meraviglia d’un bimbo che non l’ha mai vista.

Nevicò al suo interno, e gli abitanti della piccola sfera s’abbracciarono.
In realtà l’aveva solo smarrita ed era così bella e splendente che decise di lasciarla dove s’era fermata per ammirarla illuminata dalla stella Sole, a cui avvicinava i polpastrelli infreddoliti.
La sfera, coccolata dai raggi, prese ad arrossire e gli abbracci diventarono baci e poi canti di gioia accompagnati da chitarre e campane.
L’uomo passeggiò alcuni giorni verso Marte, dove aveva pianto di malinconìa, che spesso lo assaliva.
Ma gli abitanti della biglia non seppero metabolizzare la lontananza e presero a giocare tra loro, incamponirsi in competizioni stupide, fino a ferirsi e respirarono arrivismo ed egoismo.
Lasciarono che lo sguardo al cielo fosse solo un ricordo per poche notti.
Tutto diventò nero.
Fu in un giorno di pioggia e nel silenzio universale che l’uomo ritornando, non ne riconobbe la bellezza e pensò d’averla persa davvero.
Si divertiva ad osservare sciami di meteore e a scherzare il Destino, suo eterno rivale nel gioco, spesso vendicativo e inopportuno.
Stanco dei continui pareggi, si sedette sul suo dondolo e si fermò sul davanzale delle occasioni.
La fine dell’inizio del movimento che si ferma, del bianco che diventa nero, del lampo che precede il tuono.
Quanto assordante silenzio.
Le orecchie dell’uomo fischiarono ma non si sarebbe mai stancato d’ascoltare.
Dio è solo un astronauta e noi aspettiamo che nevichi ancora.

Ilaria Pastoressa

3 Responses to “God Is an Astronaut – The End of the Beginning”

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