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Atari – Can eating hot stars make me sick?

Data di Uscita: 12/10/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Raccolgo le mie cose in una valigia risa dal tempo, una corda e qualche nodo impediscono agli affetti ed effetti personali di esplodere.

Li trattengo.
Non mi trattengo.
Volo via da questo luogo senza tempo intrappolato in una coltre cronotopica di riflessi e continuum. Anni che s’accavallano assieme ai mesi, alle settimane, ai giorni. E tutti appaiono identici, scanditi dalle rughe brancoliamo recitando questo canovaccio da due soldi. Talia musa annoiata, c’ha regalato questa commedia squallida. Queste ore interminabili, quelle del gabbiotto che m’aspetta alla fine degli studi tecnico industriali. Lo so, lo sai anche tu, ci fissiamo e sembra uno specchio, mamma.

Qui passa tutto
e niente cambia.
Come caduci forme
Destinate a svuotarsi.

Mamma fra dieci ne avrò trenta se mi vuoi bene ancora non farli morire qui, ho fatto quello per cui mi hai cresciuto, imparato le poesie, riempito pagine di A, so allacciarmi le scarpe da solo, andare in bici, preparare un pranzo, guidare una macchina, resistere alla fame, sperare in un domani migliore. Ho paura che non basti. Ho sogni troppo grandi per questi poco appresi insegnamenti.

Li trattengo.
Non mi trattengo.
Volo via da questo luogo senza tempo, immutabile come il tuo sguardo mentre ti parlo. E non capisco se comprendi quel che dico, io ti amo come si può amare una sola donna in vita. Eppure so, eppure tu lo sai, che la trappola più grande del nostro continuo presente è l’amore che proviamo. Tu per me, io per te, entrambi fermi sulle nostre posizioni, perchè muoverci rovinerà l’altro, almeno fin ora, almeno per ora. Ma tu resti immobile, io non più, e di questo ti ringrazio. Lascio tutto questo e lascio te, così come sei ora.

Qui passa tutto
e niente cambia.
Come caduci forme
Destinate a svuotarsi.

Mamma perdonami, me lo farò tatuare in petto, come nella più classica tradizione carceraria. In fondo è da una galera che sto uscendo, una prigionìa sotto l’imponente soffitto del cielo aperto, il grande bluff del nostro secolo, la libertà di fare qualsiasi cosa e nessun motivo per doverla fare. Nessun limite eccetto il cielo, la verità snocciolata dal leader di turno. Ma il cielo è infinito e immortale, io sono così misero in confronto da sentirmi male. Ma, ma…

Qui passa tutto
e niente cambia.
Come caduci forme
Destinate a svuotarsi.

Alfonso Errico

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