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Laura Arkana met Peter Broderick – Lentemuziek

Data di Uscita: 13/09/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

«Io e la mamma lo facevamo in continuazione, quand’ero piccola…»
I due occhi nocciola le sorrisero dal balconcino accanto.
«…il pianoforte all’epoca era qui, proprio sotto la finestra. Ci sporgevamo appena, osservavamo la gente passare e poi le ricamavamo addosso trame di note, un po’ come una colonna sonora… ecco, guarda quella signora, quella tutta impettita! Guarda come zampetta sui suoi tacchi rossi…»
Scomparve dietro le tendine di pizzo.
Nell’attimo esatto in cui vide la donna passare con quell’aria tanto austera quanto ridicola, Jeff udì provenire dall’appartamento della ragazzina un motivo andante scandito dal rumore di quei tacchi magenta. Non poté fare a meno di ridere.
«…divertente, no?»
Annuì impercettibilmente, consapevole che Lisa non stesse effettivamente aspettando una risposta, presa com’era ad intrecciarsi i lunghi capelli corvino per formare una treccia. Se la girò attorno alla testa, come una corona: aveva un aspetto delizioso e regale, come ogni mattina. Con la sola differenza che quella mattina aveva rotto un incantesimo e preso a parlargli di sé; quel silenzioso gioco di specchi dei loro sguardi, protrattosi per giorni e giorni, s’era d’improvviso interrotto e subito mutato in dialogo. O, per meglio dire, in monologo, visto che Jeff si limitava, come sempre, a sorridere e annuire.
«L’autunno mi mette sempre di buon’umore, le foglie arrossiscono e volano via, come palloncini o mongolfiere. Sei mai andato in mongolfiera? Deve essere bello, suppongo, se non soffri di vertigini.»
L’abitino blu le scendeva dritto sui fianchi, liberò il nastro di raso candido che portava annodato attorno al polso e se ne cinse la vita, formando un fiocco perfetto sul fianco destro, innaffiò il tulipano arancione che aveva abilmente piantato in un piccolo vaso e riprese: «È un po’ che voglio chiederti cosa ci fai qui tutto il giorno… Sì, insomma, lo so, anch’io son sempre qui ma ogni tanto mi dileguo per suonare il mio pianoforte o strimpellare qualcosa sulla chitarra o, ancora, per leggere qualcuno dei miei libri… ma tu? Sei sempre qui, guardi la gente che passa e… – il viso della giovane donna si fece esageratamente serio d’improvviso –  …non parli mai? Con nessuno?»
Lo sguardo di lui si volse altrove, risentito, e Lisa temé di aver compiuto un passo falso, «Scusami,» disse, «non volevo offenderti.»
Jeff continuò a fissare l’inizio del vialetto, dal quale s’intravedeva un gruppetto di ragazzi procedere a passo svelto fra spintoni e risate; ovviamente non parlò e, d’altronde, la ragazza non s’aspettava sul serio che lui lo facesse: si diede della stupida per aver azzardato quella domanda, nonostante fosse ben consapevole che quelle labbra che le sorridevano ogni mattina non avessero mai emesso suoni in vita loro.
«Scusami», ripeté avvilita. Abbassò lo sguardo e sparì di nuovo dietro il pizzo che copriva le finestre ma non andò a sedersi dinanzi al pianoforte come aveva fatto meno di dieci minuti prima: imbracciò la chitarra, piuttosto, e, sperando che lui potesse sentirla, cominciò a dar vita a una melodia leggera come le foglie autunnali che volano via.
Suonò per qualche minuto. Poi udì, incredula,  la voce di Jeff incantata e tremante prendere a cantare. Lisa incatenò, a quel canto timido, il suo soave ma deciso, continuando a pizzicare le corde dello strumento finché le due voci s’affievolirono insieme, ancora unite e bellissime.

Quando cessò di suonare, la ragazza si sporse di nuovo: il balconcino accanto al suo era, per la primissima volta, vuoto.

Annachiara Casimo

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