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I Break Horses – Hearts

Data di Uscita: 22/08/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Stoccolma, estate duemilaundici.

Prologo.

Cosa vuol dire esistere?
Sono cresciuto continuamente monitorato in giro per i migliori ospedali del paese. Non si può dire certo che abbia avuto una vita ordinaria. Si pensava che i numerosi episodi di aritmie, sincopi, che mi hanno accompagnato fin oggi fossero dovuti ad un’insufficienza cardiaca.
Avevo solo venticinque anni quando mi diagnosticarono il cancro.
Ho sempre vissuto con mia madre. Si dispiega pigramente il ricordo opaco di una donna piuttosto vitale, oramai, completamente prosciugata dal mio deficit, dominata come sabbia dall’alta marea.
La sentivo piangere ogni notte.

E prendo aria lentamente.

Devo restare calmo, qualunque tipo di emozione potrebbe essermi fatale. Non mi è concesso di provare neanche l’angoscia per una realtà tutt’altro che appagante. Una vita in solitudine avrei voluto chiedere, anche solo per evitare lo sguardo impietosito di chi mi ha circondato fino all’ultimo istante.

All’albergo, ipocondria.

–    Non posso soffrire –- disse la donna posando lo sguardo oltre la finestra a ghigliottina della stanza d’albergo, le parole evaporarono sul vetro e fu difficile distinguere la realtà.
La luce del pomeriggio filtrava livida spinta dal lamento del vento tra le fessure impercettibili e avara sfiorava i seni della donna.
–    Cosa non puoi soffrire ? – chiese l’uomo nell’ombra, avvolto ancora nel tepore delle lenzuola.

–    Non posso soffrire l’idea che tutto dipenda da … – ruppe in un singhiozzo, la mano dalla bocca scivolò sul vetro e fuori il mondo svanì in una vischiosa marea di parole taciute.
L’uomo era alle sue spalle adesso, afferrò i fianchi della donna e la strinse contro il suo corpo e sussurrò il suo nome accogliendo i capelli corvini a fil di labbra.
–    … i battiti del mio cuore–- rantolò, prendendo la mano di lui e poggiandosela sul petto.

Al caffè, I kill your love.

Quando Maria fu uscita dal caffè, Fredrik rimase a fissare in silenzio lo spazio di fronte a sé, là dove lei era stata seduta: e si sforzò di venire a patti, ancora una volta, con la sua assenza.
Oltre la vetrina l’imbrunire s’impadroniva della strada, quando un uomo, fermatosi sotto la luce dell’insegna a rimescolare qualche spicciolo in una mano, entrò con aria distratta e proferì debole buonasera e, rischiaratosi la voce, aggiunse un caffè per favore.
Un caffè, quello che Fredrik stava per bere.
Una zolletta di zucchero sospesa a lambire la superficie fumante della tazza lentamente trascolorò, poi scomparve sul fondo, e uscì per sempre da questa breve storia riversando lungo il dorso una grossa goccia nerastra.
E fu in quel momento che Fredrik, trattenendo una lacrima, si chiese, ancora una volta, perché lei rifiutasse il suo amore.

Epilogo.

Avevo solo venticinque anni quando mi diagnosticarono il cancro.
Accumulo di liquido pericardico.
Emorragia.
Il miasma che mi ha vinto non poteva che essere purificato. Imparare a morire dunque, sciogliendomi dalle catene di me stesso carceriere attraverso un rito catartico, aspirando esclusivamente ad una vita degna di essere vissuta. Cado su me stesso.
Cosa vuol dire esistere? In fondo, esistiamo solo finché il nostro corpo non decida che è arrivata la fine.

These dark separate paths, lead up to empty Hearts

Gianfranco Costantiello e Giulia Delli Santi

2 Responses to “I Break Horses – Hearts”

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