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Dead Can Dance – Into the Labyrinth

Data di Uscita: 13/09/1993

Un breve ascolto, durante la lettura

Non voltarti, io ci sono, Teseo.

Per ritorni sicuri ti donai un rosso gomitolo, per veder tornare i tuoi occhi (un tempo) innamorati a cercare i miei. Un viaggio interrotto nel dedalo più volte, questa nostra vita, questo labirinto senza porte e tante deviazioni, gli abbandoni.
Sette giorni di serenità e sette d’amore in pasto alla furia del Minotauro, ogni anno a ricordarci che c’amiamo e sorridiamo di meno.
I nostri abbracci fragilissimi per le nostre schiene di cristallo, delicati a non infrangerne la lucentezza.
Ti vedo attraverso.
Battiti cardiaci e melodìe.
Yulunga.
Le nostre anime ballano sul precipizio dei giorni trascorsi.
Lo spirito sinuoso sibila rinascita.
Siamo a metà dell’arcobaleno, sospesi tra il prima e il poi, nel limbo di questo secolo.
Non lo vedi anche tu com’è difficile essere sinceri?
Lo sei?
Le geometrìe dei rimpianti sono perfette ma puoi levigarne gli angoli.
Quadrilateri che diventano circonferenze.

Tornasti senza espressione vittoriosa. Annuisti con un leggero sorriso.
Partimmo a cavallo per le foreste d’Irlanda dove ad attenderci c’era un mangiafuoco solitario.
La sua lunga barba profumava d’albero triste e i suoi occhi eran verdi come foglie di menta.
Sedeva su un macigno che al sole assumeva le sfumature del topazio e su cui s’intravedevano ogamiche incisioni.
– Ogni uomo è un acrobata, a passi lenti ed insicuri, sulla corda dei giorni; è il coraggio a decidere il tuffo nella rete del ragno; non è con le braccia che si raggiungerà la libertà. Il pensiero è la chiave del tempo –

-Dirigetevi oltre quella distesa di torba; le risposte sono lì, risposte che sono domande, che sono forza per proseguire – ci disse.
-Non abbiamo una direzione –  affermammo sconsolati mentre le arcate soppraccigliari si contraevano in una smorfia.

Perché eravamo partiti?

Ci imbattemmo in un gruppo di nomadi artisti, devoti a Dioniso, che avevano trovato rifugio in un’oasi fresca e verdeggiante. Il sole c’accompagnava e una dolce musica stemperava lo smarrimento.
Allora un giovane uomo dall’aria serena, s’avvicinò:

-Il Minotauro non può morire, non ora, non così. Il Minotauro non è morto!-

Le lacrime presero ad attraversare il volto di Teseo, codardo con se stesso, quasi spaventato dall’incapacità. Avremmo perso allora, ancora amore?

-    La soluzione sta nell’equilibrio sulla corda dei giorni, dove alla serenità togli tristezza e all’umiltà il disamore. Nessuno è costretto a dare sacrifici al Minotauro. Anche il male non riuscirà a trovar l’uscita dal labirinto del male stesso.
Siamo noi che, attratti dall’arcano, c’affidiamo alla sfortuna e all’impossibilità di reagire.
Siate acrobati nelle vostre vite. Tenetevi per mano e fidatevi della resistenza della corda che vi sorregge. -

Il giovane uomo, dopo quelle parole, improvvisamente sparì, il carnevale di festa si dissolse come un miraggio e rimanemmo lì, dove tutto non aveva un senso, dove tutto era in equilibrio precario.
Teseo non m’avrebbe più abbandonata, mentr’io avrei dovuto poi invece, allontanare, l’idea dell’abbandono.

Ilaria Pastoressa

5 Responses to “Dead Can Dance – Into the Labyrinth”

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