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Battles – Gloss Drop

Data di Uscita: 06/06/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Aveva degli occhietti piccoli e spiritati, si dice che chi ha le pupille abbastanza piccole da essere visibili in todo sia pazzo, non so se lui lo fosse ma lo sembrava di certo. E poi quello sguardo attento ai particolari più che all’insieme, di un macchinone enorme che vedemmo parcheggiato fuori dal ristorante dove mi portò a mangiare notò solo il graffio sul paraurti e mi disse, lo vedi quello? Significa che ha dato una spintarella al retro di un’altra auto, non c’è segno di vernice quindi significa che era un’auto più alta di questa, probabilmente un’utilitaria. Il proprietario di quest’auto, continuò, deve essere una di quelle persone che preferiscono il principio ai soldi pur avendo più soldi che principi, probabilmente s’è fatto spazio in un parcheggio troppo stretto spintonando le due auto che lo occludevano e se ho ragione quest’auto avrà graffi simili anche sul retro, uno scavato schizzo blu confermò la sua teoria. Soddisfatto mi disse, cerchiamo dentro il proprietario di questo gioiellino su ruote. Come fai a sapere che è qui dentro? Vedi, questo è uno dei ristoranti più cari della città, mi disse entrando, e anche quell’auto lì fuori è un bene di lusso effimero, il proprietario dev’essere uno di quelli che fa soldi e non li fa lavorare. Non ti capisco, che significa far lavorare i soldi? Ti spiego, tutto ciò che fai, non solo acquistare beni, è un investimento, un’auto come quella per un uomo come quello che stiamo cercando è un pessimo investimento, non ha cura nell’utilizzarla né la utilizza per altro se non per guidarla, se fosse stato un signore più povero e parsimonioso l’avrebbe guidata per matrimoni e celebrazioni altrui producendone del netto ricavo per sgravarne i costi. Come mai cerchiamo quest’uomo? Ma per la sua auto, per che altro? Non lo capii ma volli seguirlo, ci accomodammo ad un tavolo e mi disse, hai portato un vecchio giaccone e un portafogli pieno di carte? Sì, come mi avevi detto, ma perché? Poggia il portafogli sul tavolo e chiama il maitre, lo feci mentre lui si spogliava del suo soprabito e poggiava a sua volta il portafogli sul tavolo, all’arrivo del cameriere con aria seccata disse, c’è un luogo dove poggiare i nostri soprabiti o li lasciamo bonariamente sulle spalliere delle sedie? Il maitre notando il disappunto in quegli occhietti spiritati raccolse entrambi i giacconi, il mio ed il suo e li portò al guardaroba che in precedenza saltammo a piè pari facendo bellamente finta di non notare. Questo serve per mettere un po’ di pressione al cameriere, vedendo un approccio indispettito s’approccerà in maniera più servile e cercherà di liberare il nostro coperto celermente per evitare di tenere occupato da piantagrane un tavolo che altrimenti rovinerebbe il mood rilassato del locale, a conferma della sua tesi l’inserviente tornò poco dopo chiedendo se desideravamo ordinare, lui rispose che avrebbe gradito il suggerimento di qualcuno, o meglio di qualche cliente affezionato ma non volendo disturbare nessuno di quelli agli altri tavoli chiese cosa avessero ordinato gli afecionados del locale. Il maitre elencò senza indicare i tavoli dei clienti fissi e fra i vari lui notò quello di un signore che a differenza degli altri aveva ordinato un vino chiaro dal nome impronunciabile per accompagnare un antipasto ed un merlot per un piatto di formaggi e miele. Ordinammo tutt’altro e quando il maitre se ne andò mi disse, abbiamo il nostro uomo, due bottiglie di vino diverse per soli due antipasti, lo spendaccione dal buon gusto che ha parcheggiato qui fuori. Mangiammo velocemente e a metà della cena uscimmo per fumare una sigaretta, passò di fianco allo sconosciuto consumatore che presumeva il proprietario dell’auto e con un gesto fulmineo e invisibile che mi raccontò fuori pescò le chiavi dell’auto dalla giacca lasciata a penzoloni dalla sedia. E se come noi l’avesse lasciata nel guardaroba, allora come avresti fatto a prenderla o a trovarla? Il suo, amico mio, è un regime d’apparenza, doveva far notare che possedeva una giacca cucita a mano probabilmente in una sartoria italiana. Se anche l’avesse messa nel guardaroba saremmo potuti andare a prenderla a colpo sicuro cercando quella che meglio si abbinava al suo completo, mentre diceva questo prese le chiavi dell’auto la aprì e mi invitò ad entrare. Ma se sé ne accorgono? Non lo faranno, i portafogli sono sul tavolo e i giacconi nel guardaroba, loro cercano i nostri soldi e credono che torneremo per riprendere i nostri soprabiti. Mi sorrise mentre lo guardavo stupito, entrando in macchina mi chiese se stava facendo lavorare altro in mancanza di soldi per fare soldi o se in realtà non ne aveva bisogno.

Alfonso Errico

2 Responses to “Battles – Gloss Drop”

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