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WINSTONMCNAMARA – Amore e Iodio

Data di Uscita: 23/06/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Sono arrivate presto le ferie, periodo atipico giugno, al Nord si crepa dal caldo e coi finestrini abbassati, senza aria condizionata, ritorno ad Ancona. Ho già detto che eviterò domande scomode di parenti dimenticati, piuttosto mi rifugerò nella solitudine del porto, o delle spiagge di prima mattina. E questo mi manca da morire.

Compro una birra ghiacciata e me la vado a bere affacciato dalla terrazza del Palazzo degli Anziani, guardo le navi andare e venire al tramonto. Lo sportello della Panda lo lascio aperto, ho messo su nell’autoradio l’album nuovo di Francesco – ché in fondo è questo il motivo principale che mi ha fatto anticipare le ferie: cazzo, finalmente ci siamo, questo disco è uscito, e addirittura sembra che anche la distratta Ancona se ne stia accorgendo (incredibile!). Concerto di lancio in terra natìa, fantastico, come rivedere facce amiche per troppo tempo tenute distanti e separate dalla mia da una lista di doveri infinita. Dalla vita di tutti i giorni.

La camicia a quadri mi si appiccica alla schiena, ho i piedi roventi. Eppure soffia un’aria in parte nuova in parte già nota, un’aria che viene dal mare, che impregna la musica suonata dalla mia macchina, che mi fa sorridere. Sa di fresco questo disco, di vintage e di novità. Com’è possibile? Di fondo l’ho sempre invidiato Francesco, era lui che riusciva da dio in ogni cosa che tentava, e io dietro sperando che la sua scia potesse in qualche modo vestire anche me di genialità. In ogni caso è noto a tutti che essere artisti non è per chiunque, e meno male dai.

Un pazzo sul colle Guasco sono io in questo momento, canto, improvviso qualche stupido passo di una coreografia senza senso, bevo ballo rido. Un cane che piscia mi guarda di sbieco, non riesce a comprendere lo slancio di un quarantenne di inizio estate.

Arrivano i miei amici di sempre, li vedo avvicinarsi uno ad uno malgrado abbia tolto gli occhiali, dismettendo con essi anche il mio ruolo di imprenditore metropolitano, a cui tra l’altro non credo nemmeno io. Francesco monta un palchetto e indossa in viso una specie di maschera a proboscide. Che ridere! Electro-rock, indie, cantautorato italiano, pop. Parole che tagliano sulle note sintetiche e analogiche. Un intelligente ritratto medioadriatico, della nostra città nella calda stagione.

Questi sono quei momenti in cui vorresti fermare il tempo, quelli da immortalare per poi raccontarli ai tuoi figli, la magia e la complicità intima dell’amicizia, della riunione, dell’empatia. I nostri volti son come catturati, rapiti. Colpa degli occhiali a proboscide, o della malinconia, non so. So solo che sorridiamo tutti dello stesso sorriso, un sorriso non più così giovane da essere spregiudicato, ma ancora nemmeno così attempato da aver riposto i sogni nel dimenticatoio. Francesco e la sua chitarra descrivono il nostro disincanto, ma non c’è affatto disperazione.

Siamo qui insieme ora, estate in Ancona, domani si va a Mezzavalle.

Federica Giaccani

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