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Shearwater – Rook

Data di Uscita: 03/06/2008

Salimmo, per ore, salimmo, per giorni, finchè non ebbi più sudore, nè saliva. Nell’eterno, indefinibile momento che ci avvolgeva, un ingolfato mezzogiorno di nebbia opprimente e immobile, le uniche sensazioni che potessi definire nette erano il sapore salino e metallico che saliva dalla trachea – una bronchite imminente che probabilmente sarebbe stata la mia fine – e un formicolio insistente alla gamba sinistra. Per il resto tutto mi pareva remoto, bruciori e fitte lancinanti si accavallavano in un angolo polveroso di una mente assuefatta, obnubilata.

Valicammo il crinale, e la nebbia era ancora lì. Ebbi solo uno scorcio della distesa immobile di castagni che si stringevano impauriti nella conca sotto di noi, prima che venissimo inondati da quel getto vischioso, caldo, che si faceva subito gelido sulla nostra pelle. Dovevamo cibarci nettando coi palmi delle mani i nostri corpi seminudi, leccando, insieme a quella sostanza primitiva, il nostro stesso sangue, i nostri stessi escrementi, espulsi incontrollabilmente. Tutto avveniva in silenzio, con gesti ripetuti migliaia di volte ormai, i polsi liberati, tutti in fila a occhi chiusi e capo chino – un brivido poi si spandeva all’unisono.

Solo l’udito rimaneva tra le vestigia di una vita in lenta evanescenza, come se fossimo antenne semoventi sentivamo il respiro l’uno dell’altro, e leggerissimi, lontani fruscii di minuscoli esseri ritraentisi al nostro passaggio. La nebbia attutiva anche ciò che avremmo potuto sentire, rendendo i nostri corpi inutili involucri. Procedendo mi era chiaro che quella non era nè morte, nè vita – non era neanche un andazzo particolarmente estenuante, o doloroso. Non era niente, era qualcosa di imprendibile che ci avvolgeva, che ci entrava segretamente nelle narici, e insieme ne cercavamo il senso, muti.

Sempre più chiaro mi appariva ciò che ci trascinava ancora vivi e vegeti: eravamo dominati, e la cosa non ci atterriva. Non ci pesava. Ci pareva tutto sommato accettabile quel peregrinare incessante, che ci faceva rassomigliare a larve, sepolte nell’incoscienza tepida, plastica di quella coltre dal fare rassicurante, materno. Più in là ci sarà qualcosa, per adesso siamo ancora vivi…
Valicammo il crinale, e la nebbia era ancora lì.

Lorenzo Righetto

3 Responses to “Shearwater – Rook”

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