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Il rumore del fiore di carta – Lesson 3 / How to Live Without Senses (Top Ten 2011)

Data di Uscita: 21/03/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Com’è difficile vivere con i sensi amplificati, espansi, esposti e delle volte anche reificati.
Penso al lama Teshoo e a Kim che vanno alla ricerca del fiume della purificazione, della beatitudine, tra donne, contadini, assassini, superstiziosi e santi. Penso all’Himalaya incantato dal ritmo silenzioso delle nevi, penso alle antichissime ma giovani montagne, rifugio di asceti, di misantropi fuggitivi. Noi selvaggi addomesticati abbiamo sempre il pensiero volto alle montagne dove gli uccelli volano da soli o in due, dove un branco di lupi percorre il bosco con la stessa grazia di un balletto russo e gli stambecchi saltano tra le rocce come se fossero cuscini.

Qual è la lezione terza? Qual è il suo scopo? A cosa porta vivere senza i sensi?
Il Nirvana, il Nulla, il vuoto assoluto, che per gioco dei significati, è il pieno assoluto, il Tutto, la comunione estrema con tutte le creature, con la Vita, quella universale, quella a cui l’essere umano ha dato decine di diversi nomi.
Annullare i sensi per tornare a sentire, forse è questa la terza lezione, abbandonare per poi ritornare, essere sospesi per tornare a sentire il desiderio del contatto.

I sensi, più che dai loro meccanismi interni, dipendono da ciò che devono appunto sentire, dal loro fine, e forse anche noi non dipendiamo da noi stessi, ma da tutto ciò che ci sta intorno, che tace, che ha colore: il nostro fine è l’esterno, è l’altro, e per questo potremmo uscire da noi stessi e unirci totalmente col mondo, seguire la lezione terza, “how to live without senses”.

Quando ero uccello non ci pensavo.
Arrivava il freddo e sentivamo il bisogno di partire; le rotte erano già dentro di noi, le vaste regioni che dovevamo sorvolare erano già state impresse nella nostra memoria, le valli, i laghi, le colline, le maestose montagne erano già dentro i nostri occhi, seguivamo la bussola interiore, con un’arcaica coscienza, senza pensare se fosse merito del criptocromo.
Andare avanti leggeri, vivendo senza sensi, sentendo già tutto.

E così sia.

Marco di Memmo

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