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LAPINGRA – Salamastra

Data di Uscita:  18/03/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Eat the Sun.
di Giulia Delli Santi


“Dormi fra le carni tu dormi. Felice di sonno che io non son qui.
Ma qui, come fra erba e pagliericcio, i colori sono come buio che ti prende.”

Che ore sono?
E’ mezzanotte. Secondo voci ispirate sin dall’alba dell’umano, quando tutti sono a dormire i giocattoli prendono vita.
Il gattone di pezza cominciò a stiracchiarsi sornione vicino al camino spento ancora tiepido e il pagliaccio a molla fu caricato dalla scimmia con i piatti, così che tutti poterono cominciare la lisergica danza ritmata dalle evoluzioni dell’aeroplanino elettrico.
“Spingete!” suonava una voce severa e il pesante coperchio di cartone fu sollevato. Il primo a saltar fuori era il generale della fanteria. Aveva l’uniforme blu con le sobrie epaulettes oro adornate da trecce che scendevano lungo le maniche. A seguirlo uno ad uno tutto il plotone. L’ultimo, come al solito, era il soldatino di stagno più discreto il cui compito, assegnatogli per valore dimostrato in battaglia, era quello di richiudere lo scatolo e riporlo con ordine.
“Riposo soldati! Rompete le righe!” così ognuno di loro si unì alla festa, tutti meno che l’ultimo soldatino, a lui non piaceva ballare, si sentiva troppo impacciato. Il suo passatempo preferito era quello di osservare tutta la notte la bella ballerina di cui era innamorato. Infatti, poco più in alto, issata al muro v’era una mensola su cui giaceva il corpo malinconicamente cereo di una ballerina dal luminoso passato. Sembrava pura alla stregua della neve col suo abitino di carta bianca e candida come la brina in un mattino primaverile. Ma lei, proprio la sua ballerina, non poteva fare a meno di volgere il suo sguardo al cane di famiglia, un pastore dei Pirenei estremamente affascinante. Si sarebbe detto un amore corrisposto il loro, perché anche il cane non poteva fare a meno di rispondere alla ballerina con la sua espressione vacua.
Il piccolo soldato addolorato, decise di rivolgersi al saggio gattone di pezza Anacleto perché gli spiegasse come riuscire a conquistare ciò che desiderava più d’ogni cosa al mondo.
E il gatto rispose che ad una domanda banale si da una risposta banale. Alle donne piacciono le cose che luccicano: ruba una delle squame della Salamastra, gli disse, e il tuo desiderio sarà certamente soddisfatto.

Appurato come trovare il temibile animale, il piccolo soldato si mise in viaggio. Col suo piccolo rampino si calò giù per le tubature che l’avrebbero condotto al rifugio della Salamastra, scortato soltanto da coraggio e volontà. Non possiamo dire con esattezza quanto tempo trascorse dalla partenza del soldatino, sicuramente molti passi attraverso un luogo senza colori, finché in lontananza riuscì a notare un piccolo scintillio. Circospetto si avvicinò ancora così da riuscire a scorgere una figura immensa. L’adrenalina aumentava. Nonostante l’animale era a dargli le spalle, si sentì come stregato da quell’essere così seducente. Era completamente rivestito di minuscole scaglie che, illuminate da una fioca luce, brillavano delle sfumature del sole. Un rettile, pensò inizialmente, ma non riusciva a dirlo con esattezza. Era certo, però, della lunga coda la cui appendice terminale di forma lanceolata si rivolgeva a lui. Decise di cogliere una delle minute squame, proprio da quella coda, nella speranza che la figura non ne risentisse, ma non fu come sperato. Appena riposto il gioiello nella piccola sacca, la Salamastra si voltò velocemente.
“Corri!” gridava una voce nella sua testa. Pochi attimi e il soldatino si ritrovò senza fiato e zoppicante nel corridoio buio che aveva seguito la prima volta. Così rapida fu l’aggressione che non si rese conto di aver pagato il suo debito alla Salamastra con una delle sue piccole gambe.

Per ogni passo percorso, sostenuto dalla parete adiacente, la paura lasciava spazio all’euforia e poi all’aspettativa. Si chiedeva se la sua ballerina avrebbe apprezzato il suo regalo e se questo sarebbe stato sufficiente a far si che lei ricambiasse con lo stesso sentimento.
Proseguì finché la luce diventò più intensa e dopo un po’ ritrovò il suo rampino, così che ci si issò su e con un po’ di fatica raggiunse il punto di partenza.
Dalla finestra vide il sole sorgere, non immaginava fosse passata una notte intera, pensò di dover fare in fretta se voleva offrire il suo dono prima che si svegliassero tutti. Si diresse alla stanza dei giochi, trovò i suoi amici ormai stanchi: il pagliaccio a molla dondolava lentamente come a cullarsi, la scimmietta non suonava più i suoi piatti e l’aeroplanino era pronto all’atterraggio. I soldatini cominciavano già a riporsi nella scatola. L’unico ancora disposto a giocare era l’affascinante pastore dei Pirenei che, comodamente accovacciato sull’accogliente tappeto lanciò con impertinenza regale la sua palla preferita contro il muro provocando un leggero tremore che si diramò fino al piano dell’immobile ballerina che, scossa, volò giù fino a raggiungere il pavimento. Il soldatino, preoccupato alla vista di quella scena, cominciò a saltellare sul piede rimastogli per raggiungerla ed assicurarsi che fosse indenne, ma il cane rialzatosi rapidamente, l’anticipò, si spinse fino alla piccola sagoma e aiutandosi con la lingua, soffocò l’ignara ballerina di carta in un umido abbraccio.

E ora di andare a letto. Basta con questa fantasia.

Non abbiamo la pretesa di raccontare l’autentica versione dei fatti, solo la più probabile.

“Così dev’essere a null’altro serve se non a tracciare storie dalla mia alla tua cosa, a unire tutte le cose che danno frutta.”

cit. Guido Celli

One Response to “LAPINGRA – Salamastra”

  1. Bid-Ninja…

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