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Arms and Sleepers – Nostalgia for the Absolute

Data di Uscita: 04/03/2011

Un breve ascolto, durante la lettura

Schatze,
ce l’ho fatta a partire. Non so nemmeno io come, ma alla fine i miei piedi si sono scollati dal cemento del molo e sono salito su questo barcone, a dispetto delle mie fobie. Forse mi sono ricordato delle parole con cui usavi confortarmi quando ancora mi amavi. “Perché un grande fiume non è comunque un mare, e la corrente ti spinge alla foce e non ti abbandona. Non puoi sentirti solo, né disorientato.”
Beh adesso sono seduto su una scura poltrona in pelle posta a lato di questa hall galleggiante, ho gli occhi fissi sul Danubio. È così silenzioso, mi sembra di scivolare sul nulla ma mi annienta con la sua maestosità.
Siamo io e una coppia di anziani, una sala troppo grande soltanto per tre persone dalle poche pretese, ma dicono che si esibirà un gruppo musicale al tramonto, e in effetti un grande pianoforte già attende fiero nell’angolo opposto al bancone del bar. A giudicare dalle parole del personale di accoglienza, non c’è musica più congeniale per una traversata fluviale come la mia, ed ora mi sento in attesa, da un lato che cominci lo spettacolo, dall’altro – e qui sta il senso del mio pellegrinare solitario – di trovare risposte ai tuoi perché rimasti a giacere per troppo tempo.
Penso proprio che me ne andrò a prendere un po’ d’aria sul pontile.
[…]
Eccomi ancora, sono rientrato, giusto in tempo per accaparrarmi uno degli ultimi posti a sedere (ma dov’erano nascoste tutte queste persone poco fa?). Hanno anche appeso una locandina della performance, “Nostalgia for the absolute” campeggia in grande su uno sfondo stile carta da parati, semplice elegante e chiaramente malinconico; entrano due ragazzi e si abbassano le luci.
Le dita scandiscono timidamente note al pianoforte, un brivido mi percorre la schiena. La donna che siede di fianco a me sembra conoscerli bene e insieme intuire la curiosità dal mio sguardo, al punto che gentilmente mi regala particolari gratuiti che impreziosiscono il mio ascolto. “Questo pezzo si intitola Lovers Arctic, richiama paurosamente i suoni di Matador, il loro album precedente”. Io annuisco senza capire, ma di lì in avanti si innesca una conversazione leggera seguendo la scia della melodia che ha ormai impregnato di spleen tutta la sala. Credo sia una persona sola anch’essa, ma rispetto a me i suoi occhi trasmettono calma, in qualche modo addirittura mi riappacificano. Scorrono e mi scavano dentro queste musiche in bilico tra ambient, trip/hop ed elettronica, mi calzano alla perfezione. Si passa dal ritmo dolce e serrato delle corde di Clayton alla triste disperazione di The dying animal, narrata da un pianoforte devastante. Le due fisarmoniche che si alternano nell’accostamento tra toni alti e bassi in Nova mi immergono nella corrente del fiume. E ancora pianoforte su tutti, scarno ed essenziale, anche se pezzi come The hidden sea dimostrano come l’analogico possa sposarsi armoniosamente con beats digitali. Il concerto si chiude con Night, e neanche a farci apposta il sole ci sta lentamente salutando sulla linea di orizzonte; mi sento cullato dal pianoforte, ma è come se suonasse su una base di carillon e cristalli mossi dal vento. Mi congedo dalla donna sconosciuta, non ho più voglia di compagnia, preferisco la quiete del mio letto.
È da poco calata la notte, dall’oblò della mia cabina vedo chiarori vibrare sull’acqua – il riflesso della luna. Ho deciso di coricarmi senza nemmeno mangiare, vorrei provare ad addormentarmi, tuttavia so che la musica ascoltata al calar del sole ha aperto la porta ai miei pensieri alimentando anche le questioni più scomode.
Ti lascio, ho deciso che ti scriverò di nuovo quando sarò arrivato ed avrò compreso le mie inquietudini.
Non imparerò mai a non essere nostalgico.

Federica Giaccani

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